La zia respira a fatica.
Solo l’altra settimana
ha cucito venti camice
parlato mille parole
salutato cento amici.
Calato è il sipario.
Il pubblico attonito
dispera sia riaperto.
Ora ognuno
guarda alla vita
in modo diverso,
chi zoppicava
ora cammina diritto,
chi balbettava
ora parla spedito,
chi si lamentava
ora ci ride sopra.
Man mano
tutti se ne vanno
ed il teatro si svuota.
Rimane assorta una donna
i capelli raccolti
ed un libro fra le mani.
Sta là, muta
ritiene inutile ogni moto.
Prendendo dalla borsa
un piccolo quaderno verde
lo apre
toglie il tappo ad una stilografica
per scrivere una parola:
fine.
Subito si pente
e scrive 
inizio,
poi di nuovo 
fine
ed ancora
inizio.
E questo è tutto.