Sette giorni in Sicilia
Nunzia e Gió con Asia, la nostra nipotina di sette anni, per lei sono le vacanze di Pasqua.
17-23 aprile 2019

Siamo due ultrasessantenni che non sono mai stati in Sicilia. Troppo impegnati nel lavoro? Anche.
Soprattutto io sono un po’ fissata con i miei luoghi del cuore e tendo, nei periodi di vacanza, ad andare sempre nei medesimi posti.
Un poco d’Italia, minima davvero, l’abbiamo visitata.
La nostra penisola meriterebbe un viaggio a piedi o in bicicletta alla scoperta di tesori inaspettati che sono presenti in ogni angolo; per un’amante della Storia dell’Arte quale sono, sarebbe ciò che intendo per felicità!
Rispetto alla mia idea di conoscere un territorio, cioè frequentarlo, dipingerlo, conoscere la sua gente, la sua cucina, ecco, molto avrei da scavare dentro il suolo italiano.
Certo non basta una vita per conoscere luoghi in modo profondo. Quanto abbiamo ancora da visitare in Italia?
E nel Mondo?!?!
Quanto ho ancora da vivere?
Uno dei miei scrittori di viaggio preferiti è Silvain Tesson, lui sì ha visitato certi paesi come farei io.
Lo ammiro moltissimo. Mi dispiace proprio che abbia dovuto rallentare il suo cammino verso la conoscenza in seguito ad un disastroso incidente. Forza Silvain, sei un grande!
Anch’io, nel mio piccolo, penso che viaggiare sia come vivere due volte e condivido tutti gli aforismi dedicati al viaggio a partire da quello di Socrate (470 a.C. circa) “non sono cittadino della Grecia o di Atene, sono cittadino del mondo”. E sia.
Torniamo in Sicilia, anzi, partiamo per la Sicilia.
Alberto, il papà di Asia, ci accompagna in aeroporto ad Orio al Serio. Tre Trolley, io la mia cartella delle trasferte con acquerelli e libri, Asia e Gió lo zaino.
Abbiamo già fatto check-in, quindi andiamo all’imbarco numero 9 destinazione Catania. L’aereo è al completo, soprattutto docenti che ritornano in Sicilia per le vacanze pasquali.
L’aereo parte alle 11.30, siamo al posto 23 D E F, Asia in mezzo.
Eccoci in volo.
Da sotto le nuvole ammiriamo un’Italia cartografica: montagne, rilievi vari, colline, pianure, tutto piatto a quest’altezza. I colori sono verdi di tutti i tipi, marroni, grigi. Linee diritte, curve, ondulate. Quadrati, rettangoli, forme diverse.
Ci alziamo in quota. Ora siamo sopra le nuvole, nel regno degli Angeli.
Passano le assistenti di volo, prendiamo un panino e l’acqua, Asia pizza e patatine Pringles.
Il viaggio dura un’ora e quaranta minuti, veloce e confortevole. Leggo un paio di pagine di un libro sull’Argentina!
Siamo alle solite, sono qui e vorrei essere là, sono là e vorrei essere ancora al di là. Sogno. Mi faccio dei film. Mi diverte.
Rimando la lettura della guida Sicilia quando saremo sul posto.
Scendiamo all’aeroporto di Catania e subito cerchiamo la sede del noleggio dell’auto, si chiama Avis. Bene, l’auto è una Peugeot 308 amaranto; che differenza con la mia, pare la metà come peso, le portiere sono di lamiera leggerissima, dev’essere una serie di auto economica proprio per i noleggi.
Puntiamo verso il centro a Catania per poi cercare l’Hotel Mediterraneo dove abbiamo fissato la prima notte.





Paesaggio: eucalipti, bambù, aria leggera e profumata.
In periferia la città è dimessa, anche sporca direi, case fatiscenti, ma poi ci rendiamo conto che anche in centro è così.
Catania sarebbe da restaurare pietra su pietra nei suoi antichi palazzi, chiese e monumenti nei quali prevale lo style barocco indubbiamente affascinante. Suggestiva la piazza dell’Elefante e il Duomo o Basilica di sant’Agata, imponente, stili mischiati, barocco, normanno, neoclassico. Facciamo un giro in trenino, Teatro Massimo, Convento di San Benedetto, parco Bellini; la lirica la conosco poco, ma di certo è nella sua città natale che il musicista compositore Vincenzo Carmelo Francesco Bellini (1801-1835) compose La Norma, sacerdotessa Druida, ed è qui che fu ideata la pasta alla Norma, maccheroni, melanzane fritte, pomodoro, basilico e ricotta salata.
Il nome al parco fu dato per il centenario della nascita del musicista.

Scendiamo dal trenino. Facciamo un giretto al mercato del pesce. I banchi sono vuoti, è pomeriggio, tutto pulito, persiste l’odore, ma anche un certo profumo; ci immaginiamo la gente di mattina, le grida, i pescatori, i pesci. Un pupo di latta esposto in una vetrina ci guarda passare e pare farci l’occhiolino.
Ci accomodiamo in una delle pasticcerie in Piazza dell’Elefante: un babà, un cannolo, due cioccolate ed un gelato cioccolato e limone per Asia. Niente da dire, la pasticceria siciliana è all’altezza della sua fama.
In albergo ci rilassiamo. Siamo già in vena di dipingere.
Asia disegna una cartolina con la fontana dell’Elefante, cartolina che, insieme alle altre dalla Sicilia, non arriveranno mai; spedite da Castellammare del Golfo devono essere affondate nello stretto di Messina.
Ho questa abitudine di spedire cartoline ad amici e parenti. La maggior parte sono sempre arrivate a destinazione. Mi piace l’idea di sorprendere le persone e di far loro piacere, un piccolo piacere, oggi di cartoline non se ne ricevono più. Queste dalla Sicilia però sono scomparse... certo, dirà qualcuno, se ci fosse stato già il Ponte verso Reggio, non sarebbe successo; anche se le mie cartoline sono rimaste in Sicilia a casa di qualcuno o sono state buttate a mare dal traghetto, non sono d’accordo con la realizzazione del ponte.
Stasera usciremo a cena.
Verso le Venti e trenta entriamo al ristorante Squib, dopo una
fontana che cambia colore.

Ci sediamo.
Attorno a noi vanno e vengono quattro o cinque camerieri in nero con grembiule marrone. Ci servono verso le 22, è stata lunga l’attesa! Avremmo dovuto prenotare, ci dicono.
Il giorno dopo ci dirigiamo verso Zafferana Etnea, nome bellissimo. Qui vicino, a Milo, abita Franco Battiato. Sono una sua fan, gli auguro di guarire, pare sia molto malato.

Asia e Gió decidono di andare sull’Etna. Io rimango a scrivere giù, nel parcheggio dove dominano camper di tutte le stazze.
L’Etna è bianco di neve e nero di lava.
Guardo in su finché non li vedo più, è calata la nebbia.
Nebbia che vola
fiato dalla tua bocca
o Vulcano!

Asia ritorna con le tasche piene di sassi “lavati”.
Riprendiamo l’auto e andiamo verso sant’Alfio per ammirare il castagno dei cento cavalli.
Dalla nebbia dell’Etna riaffioriamo in un cielo non completamente sereno, ma con vaste distese d’azzurro speranza... per molti è il verde, ma per me è l’azzurro, la speranza.
Dalla piazzola del piccolo paese ci dirigiamo a piedi sul sentiero che porta al famoso albero; è lastricato di pietre laviche.
Un cane bianco ci segue.
Ecco il castagno, pare abbia 4000 anni, accidenti se potesse raccontare!

Gió si sdraia su una panca mentre il cane ci fa la guardia.
Asia intreccia pratoline.
Verso le Quindici prendiamo l’autostrada a Giarre, direzione Messina.
A Santa Teresa di Riva ci dobbiamo incontrare con un docente di letteratura italiana al liceo di Zogno e nativo di queste parti che, troppo gentile, ci ha prenotato un B&B sul lungomare: “Sùmu a mare.”
L’appartamento è ben attrezzato, ma subito m’ invade la malinconia perché il mare non si vede da nessuna finestra, in più l’arredamento è sul grigio tortora, non decisamente i miei colori.
Soltanto per una notte, non rompere.
Verso le Diciassette ci incontriamo con la famiglia dell’insegnante ed andiamo a Casalvecchio Siculo per ammirare l’abazia di San Pietro, dire che è stupenda è poco, sopravvissuta all’occupazione araba, venne ricostruita dai Normanni. Meravigliosa: era ricovero per pastori e pecore fino all’arrivo di Sgarbi che sgarbatamente, ma a ragion veduta, buttò fuori umani ed ovini e ne fece un luogo culturale molto interessante, peccato sia poco segnalato e che la strada per arrivarci sia alquanto sconnessa.






Tutt’intorno profumo di Zagara: i limoni siciliani!
Gli alberi sono carichi di gialli frutti, pare che non li raccoglieranno, sono troppi e ne lasceranno marcire una parte. Che tristezza. I limoni sono un frutto che amo in modo speciale, ho in mente i limoni dipinti da Monet ed il giallo limone dei dipinti di Van Gogh. Ai limoni ho dedicato qualche poesia.
Questi frutti simboleggiano la vita, la felicità, la salute. Sono i diamanti fra gli agrumi.
Rimaniamo almeno un’ora presso l’abazia di San Pietro e, per la precisione, di San Paolo d’Agrò, un luogo incantevole; il torrente che scorre lì vicino si chiama appunto Agrò.
Oggi, dentro l’abazia, vengono organizzati rappresentazioni teatrali e concerti di musica classica.


LA SIRENA di Nino Ucchino( 1952)

Verso sera ci dirigiamo verso Savoca, set del film Il Padrino. Entriamo al bar Vitelli decorato con fotografie tratte dal film di Coppola.
Savoca (Savucu in siciliano) Sambuco, un tempo molto coltivato da queste parti.
Qui ha sede l’atelier dello scultore contemporaneo Nino Ucchino che lavora con l’acciaio e del quale abbiamo ammirato le opere sul Lungomare di Santa Teresa.



La sera ci ritroviamo con amici e parenti del professore siciliano presso il ristorante La Tàlia sul lungomare Giovanni Falcone... che prima lo ammazzano e poi gli dedicano vie, piazze, aeroporto...Tàlia, guarda, ammira questa Sicilia, isola di contraddizioni...
Non mi piace farmi contaminare la mente dai luoghi comuni, la Sicilia non si è creata certo una bella fama, ma la mentalità sta cambiando, i giovani ci mettono del loro, la cupola si sta scupolando per lasciare intravedere cieli sereni.
Noi siamo bergamaschi, i baci e gli abbracci non ci vengono naturali, questione di cultura, in questo senso, non smentiamo neanche noi la nostra fama!
Sta di fatto che scrollarseli di dosso i luoghi comuni è impresa ardua!

L’Isola Sicilia è meravigliosa! E chi dice il contrario!
Da regione autonoma avrebbe dovuto e potuto però sfruttare al meglio le risorse che ha avuto, restaurare e rendere ancora più belli l’architettura ed il paesaggio.
Mi dispiace osservare tanto trasandare in alcuni splendidi luoghi. La realtà parla, anzi, grida. Grida vendetta!
In Sicilia però c’è Taormina! La Perla del Mediterraneo!
...ma da ciò che ho cominciato a vedere, la Sicilia intera è un’ostrica perlifera da curare e proteggere...

Il giorno dopo, accompagnati dalla gentilissima sorella del professore, eccoci proprio a Taormina.
Fondata sul monte Tauro, da vedere una volta nella vita. Bellissima cittadina, ma noi non verremmo mai qui in villeggiatura, troppo frequentata, caotica per certi aspetti.
Il corso principale è stracolmo di gente e di negozi assurdi che offuscano l’identità del luogo.
Ci prendiamo per pranzo degli ottimi arancini, questi sì che sono un’identità siciliana insuperabile!
Taormina è abbellita, per Pasqua, da composizioni floreali in carta disposti su varie scalinate e fontane.








La sera, tornando al B&B, ci accorgiamo di una cosa terribile: al momento di andare a letto, preparandoci a leggere ad Asia la storia della buonanotte, ci accorgiamo che manca qualcosa, anzi, qualcuno. Leona, l’immancabile peluche!
Dove sarà mai? Guardiamo bene in macchina, nelle borse, nei trolley. Nessuna traccia.
Il dubbio è di averla dimenticata a Catania!
Tranquillizziamo Asia, dicendo che per una notte potrà dormire senza e domani ci attiveremo per rintracciarla.
Telefoniamo in albergo a Catania. Leona è stata ritrovata nel lettone, imbustata e messa da parte in attesa che qualcuno la reclami.
Avremmo dovuto andare a Tindari, ci scusiamo con la disponibile ed affabile famiglia che ci ha ospitato e fatto da Cicerone, mostrandoci luoghi che sicuramente ci sarebbero sfuggiti, non vogliamo essere maleducati, ma è una questione di vita o di morte! Però Tindari, accidenti, ci dispiace proprio!
Quindi decidiamo di invertire la rotta e ritornare a Catania.
Arriviamo in albergo alle quindici, Leona è lì che ci sta aspettando. Asia è felice, ma tanto, tanto felice!
Gió non aveva proprio voglia di ritornare, ma l’abbraccio ed il bacio di Asia che lo ringrazia più volte, ci rendono tutti contenti. Pace e serenità ritrovata!
Invece di ritornare a Messina, ci dirigiamo, sull’autostrada Catania -Palermo verso Cefalù, la nostra terza tappa che avremmo dovuto raggiungere da Tindari. Attraversiamo un poco di Sicilia meno nota e ci piace molto. Deviazione interessante!
Usciamo nei pressi di Caltanissetta, direzione Cefalù.
Raggiungiamo l’hotel prenotato, si chiama “Il Pescatore” ed anche qui la stanza non è vista mare. Tutto occupato il Vista mare! O, è Pasqua!
La sera usciamo e raggiungiamo “la Tavernetta”, delizioso posticino dove ordiniamo un risotto al nero di seppia io, spaghetti alle vongole Asia e fritto misto per Gió.
Mi rovescio addosso il vino.
Ci fosse Nicola, chissà cosa direbbe. Direbbe “nonna, tu, se non combini qualcosa, tipo rubare il tovagliolo del tuo vicino o bere dal suo bicchiere...o versarti addosso il vino...sei la solita”


Cefalù possiamo tradurlo in bergamasco con Crapù, infatti è stata costruita su un promontorio dominato da una imponente roccia, la cui rocca sembra proprio un testone. Anche Nicola è un bel crapù...
Il giorno dopo trascorriamo qualche ora in spiaggia, al mare!

Asia ha caldo, non vede l’ora di mettersi in costume. Il cielo è però nuvoloso ed il sole ci assiste solo per un po’.
Facciamo un giretto sul corso e mangiamo un panino sulle scalinate della cattedrale. Molto bella con le due torri gemelle.


Da Cefalù ci dirigiamo verso Agrigento, Girgenti.
Troviamo il B&B prenotato: Villa Maiolica.
Vogliamo però subito visitare la Valle dei Templi, un parco archeologico affascinante; ci aggiriamo fra pietre e colonne, templi e tracciati di strade. Non c’è molta gente, si cammina tranquilli. Vento. Poco sole.




Al B&B non si può cenare quindi usciamo al ristorante Marco Polo dove ci servono di nuovo spaghetti alle vongole per Asia, fritto misto assai più buono di ieri per Gió, per me una tagliata di pesce con verdure grigliate.
L’indomani facciamo colazione alla Villa insieme a dei francesi: la sala da pranzo è arredata con mobili antichi, molti gli oggetti in maiolica, forse troppo arredata. Al di fuori si vede un bel giardino, di certo, in estate è lì che si fa colazione.
Verso le nove e trenta lasciamo la stanza, ci dimentichiamo saponi e shampoo in bagno, in particolare quelli mini di Asia.
Dico a Gió che mi piacerebbe andare a Licata, chissà perché convinta fosse quello il paese dove abita Montalbano, il commissario di Camilleri! Nooo, Vigata!! E poi è in provincia di Ragusa, troppo in là Punta Secca,
un saluto al commissario lo faremo la prossima volta.




A Zogno ci saranno le elezioni amministrative e veniamo a sapere che nostro figlio Federico si è candidato sindaco in una lista civica. Bravo, ma che impegno! Asia dice Evviva lo zio...
Noi diciamo, attento che ti bruci...



Località Caos: visitiamo la casa di Luigi Pirandello dove sono esposti anche dipinti ad olio della sorella.
Bello il parco, il cortile, la vecchia dimora. La tomba dello scrittore è vista mare, la si raggiunge dopo una breve passeggiata.
Prossima tappa, Selinunte.
Siamo nel territorio di Castelvetrano in provincia di Trapani. Ci rechiamo al prossimo B&B; ci accoglie un signore gentilissimo che fa subito i complimenti ad Asia e le dice che anche lui ha una bimba della sua età di nome Giulia, che fortunata Asia a viaggiare con i nonni. Fortunata lei, ma anche noi!
l luogo si chiama il Tempio di Hera, siamo nel territorio di Castelvetrano in provincia di Trapani.
Qui tira un forte vento, ci dicono che è sempre così.
Il parco archeologico di Selinunte è stupendo ancor più di quello della Valle dei Templi. Scopriamo che la città fu distrutta da Segesta con l’aiuto dei cartaginesi e che la sua scoperta fu fatta soltanto nel 1800 da due archeologi inglesi, seguendo le memorie d’un monaco domenicano che ne aveva sospettato l’esistenza nel
1600.
Ammiriamo il tempio di Segesta solo da lontano.

Lasciamo il signore super gentile per dirigerci alla nostra penultima tappa: Castellammare del Golfo. Il tempo è nuvoloso. La vita è bella.
Il B&B si chiama Kore. Lasciamo i bagagli e andiamo al mare. Il vento soffia sempre forte. In spiaggia non c’è nessuno.

In terra di Terrasini
questa fontana rubinetto
che sia per me un avviso
a scender dal carretto
nell’ultima tappa
del nostro bel viaggio
che avrei prolungato
anche fino a maggio.








Terrasini.
Raccogliamo sassi sulla spiaggia.
Ultimo giorno in Sicilia.
Portiamo Asia a visitare il Museo del Carretto. Sono esposti anche molti reperti archeologici, Asia dice che le piacerebbe fare la subacquea archeologa.
Asia è talmente dolce con il suo sorriso senza palette!
Una bambina proprio buona, intelligente, curiosa ed interessata a tutto, speriamo le rimanga questa curiosità!

Andiamo anche a Cinisi, è la città dei Cento Passi, film di Andrea Tullio Giordana dedicato a Peppino Impastato. Fossi da sola andrei sulla tomba di Peppino Impastato.
Quindi niente Siracusa e niente Palermo. Niente Noto, niente Caltagirone. Ovvio che ritorneremo.
Siam qui, vicino all’aeroporto Punta Raisi, oggi dedicato ai due amici lottatori Falcone e Borsellino.
23 aprile:
Ore 19, siamo in aeroporto. Partiamo alle 22.
Abbiamo percorso circa mille chilometri e visitato una minima parte di quello che avremmo potuto ammirare in questa splendida e travagliata regione.
Ci è piaciuto molto. Torneremo.


Ciao mare.
Ciao Sicilia.
Io adoro le isole.



FINE