C I C L O P O E S I A

 

 

 

 

B icicletta
I ntelligente
C onsapevole
I nimitabile
C oraggiosa
L eggera
E terna
T ranquilla
T anto
A mata
 
Ho costretto
la mia vecchia nera
bicicletta Bianchi
ad andare in letargo,
anche gli orsi lo fanno
e gli scoiattoli,
come loro anche tu
un bell’animale sei.

 

Mi hai guardato perplessa,
“mi userai ancora qualche volta
in primavera, al risveglio?”
Punti il fanale
sulla mia nuova bicicletta blu
con campanello decorato
originale da Amsterdam
ed il vasetto di gomma con lavanda,
prima stavano sul tuo manubrio,
abbassi il faro, piangi.
Non ho più l’età, ti dico,
ora, questa bici-badante
fa al caso mio.
Non preoccuparti, la consolo,
lei è soltanto funzionale,
tu starai qui con me in atelier,
ogni tanto ti parlerò,
sarai sempre per me
una luminosa stella/sella,
attimo puro di libertà.

 

Molte grazie signor Ogden Bolton Jr che nel 1895 hai brevettato la prima e-bike utilizzando una batteria da 10 volt ed un piccolo motore applicato ad una normale bicicletta!

Oggi, noi, 2023, approfittiamo della sua evoluzione e ce la godiamo.

Davvero bei giretti scacciapensieri: a Bergamo, le Mura, San Vigilio e dintorni, a Piazza Brembana, giro di Bracca-Frerola salendo da Spino al Brembo, giro di Poscante-Grumello e Grumello-Poscante.

Peccato che nessuno di questi luoghi sia vista mare!

In effetti io agogno (ma parla come mangi!) dico, aspiro all’infinito e le montagne mi sbarrano la vista, dietro le curve spero sempre di allargare lo sguardo su certi azzurri/blu/verdi che dico io.

Mi direte, prova a salire su una vetta e te lo do io l’infinito! D’accordo, ma...

È liberatorio il nostro girovagare da pensionati impegnati, perché, sappiatelo, non è tutto oro quello che luccica, anzi è sempre tutto ferro e la bici-badante aiuta.

Non sono una ciclista, l’e-bike è fantastica, ancora complimenti a chi l’ha ideata!

Oggi Val Taleggio, domenica scorsa Valle Imagna, a Piazza Brembana varie volte ad ascoltare i pomeriggi letterari di mastro Seghezzi, in settimana un caffè dalla Flora a Bergamo in Piazza Vecchia.

 

Pedalo e penso; penso d’essere libera e che la mia libertà arriva dove comincia quella del mio vicino.

Non so se la bici elettrica sia una scelta totalmente green per via del discorso componenti della batteria e relativo smaltimento, però, per le persone di una certa età, con quadricipiti e polpacci non allenati, direi che è il Top. Con te, mia nera vecchia Bianchi, non avrei potuto permettermi un giro come quello di oggi: mi è sempre piaciuta la Val Taleggio, assomiglia a certi percorsi in Corsica; anche nella mia isola del cuore ci sono fascinosi orridi... certo, alla fine del nostro giro non c’è il Golfo del Valinco, ma il torrente Brembilla un po’ sofferente per la verità, ma ora sorridente sotto la pioggerella tanto sperata ed il ponte del Cappello ringalluzzisce all’idea di ridiventare un vero ponte... per altro molto simile ad alcuni ponticelli “corsari”...

 

Amo le isole.
Sarà perché amo isolarmi?
E perché amo isolarmi?
Perché ho delle passioni solitarie,
come leggere
scrivere e dipingere.

 

Pedalo...

Così, pedalando,
la poesia si riappropria
d’ogni mia cellula,
opera lo sgombero
di cantina e soffitta,
spolvera, scopa,
rinfresca,
ringiovanisce il mio io,
apre le tende,
spalanca le finestre.
L’azzurro, il verde,
il profumo leggero
dell’aria fine
s’insinuano,
s’accavallano pensieri
sensazioni e ricordi.
 
Li trattengo.
 
Per poi scriverli,
al ritorno,
quando ancora
le immagini sono nitide,
i contorni definiti,
i colori reali.
Mi meraviglio
di questo non sfuocarsi
dei pensieri
che mi vengono pedalando,
essi persistono, non pesanti,
ma leggeri come piume,
come fossero uccellini,
si trattengono,
fermi lì
sulla mia mano,
le ali chiuse,
per farmi piacere
finché ho scritto,
per poi volar via
festosi, cinguettando.

 

Pedalo...

 

Persone
Cose
Case
Vita
Morte
Animali
Alberi
Erbe
Fiori
Pietre
Sassi
Cielo
Mare
Fuoco
Aria
Acqua.

 

Acqua, fonte di vita.

 

Occidente...
 
Apre il rubinetto e l’acqua,
come per magia, s’affaccia,
il dentifricio sullo spazzolino
il bambino schiaccia,
compiendo, sul lavabo chino,
i soliti gesti basilari,
spazzolare incisivi,
canini, premolari e molari.
Ma una voce lo sorprende
“fermo, che fai?
Aspettando i tuoi comodi
Io mi perdo nello scarico”.
Il bambino è nel panico,
un’acqua che parla
in tutta la sua vita
non l’ha proprio mai udita.
Pur quella voce ha ragione,
questa è una sana lezione,
spazzolare e poi gorgogliare,
il rubinetto aprire lesto
e chiuderlo nel frattempo
che ci si pulisce il mento.
 
Africa...
 
Manca l’acqua nel Tucul,
c’è da pensare come fare
per lavarsi, bere, cucinare.
La mamma dice vai alle pozze,
prendi i secchi, uno per mano,
attenta ai leoni e a non cadere,
l’acqua ci basterà per alcune sere.
Corre la bambina veloce,
nel magro torrente, alla foce
colma i secchi d’acqua corrente
facendosi largo fra molta gente.
Sempre a piedi scalzi ritorna,
ma inciampa in una radice,
rovescia tutta l’acqua,
le piante lì vicino
ringraziandola per la bevuta,
le fanno un inchino.
La bambina torna al torrente,
riempie i secchi nuovamente,
rientra a casa attentamente.
La mamma prende una tazza
la immerge nel secchio,
“per la tua fatica, bambina,
te ne meriti una tazzina”.
 
Oriente...
 
Yamir guarda i suoi amici
immergersi nel fiume Gange,
gli scienziati vorrebbero
deviarne le acque
verso aride zone all’interno.
Ma andare contro natura,
il maestro gli ha spiegato,
non servirà ad arrestare
i cambiamenti climatici,
qui piove tanto e là mai,
mutato è il ciclo dell’acqua,
gli esseri umani
qualcosa han sbagliato
ed ora corrono ai ripari.
Yamir in scienze è un campione
ricercatore vuol diventare,
il pianeta Terra curare,
prima che la siccità
non si riesca più a controllare.
Sul muretto Yamir siede pensieroso,
i piedi a penzoloni nel fiume,
guarda l’acqua fangosa e lenta,
un’acqua sacra e benedetta
che la vita umana alimenta.
 

Il fiume Brembo ed il fiume Serio ad aprile 2023 si presentavano in secca mentre a fine ottobre la situazione era all’opposto, al limite di piene e inondazioni.

I cambiamenti climatici sono questi, da un’estremità all’altra, si notano nell’arco di decenni; il meteo giornaliero non c’entra, sono i mutamenti epocali come lo scioglimento dei ghiacciai che devono allarmarci.

L’immagine è presa dalla passerella della ciclabile, ad Ambria: il Brembo sembra placido quasi come il Don. Attorno al Brembo si sono svolte le vicende dei “cosacchi brembani”, non è un fiume da sottovalutare!

 

Una domenica:

da Zogno via Sombreno vista santuario quindi la seicentesca villa Pesenti Agliardi, Madonna della Castagna, via via, attraverso una bella ciclabile fino a San Vigilio detto Cappella o della Bàstia, poi giù verso Colle Aperto, le Mura, porta san Giacomo, via sant’Alessandro, quindi un’inedita non affollata Bergamo bassa con spuntino in un bar davanti alla sede della Provincia, infine... il mare.

(lo immagino)

 

Parco Suardi! Individuiamo una panchina all’ombra per leggere qualche pagina di un libro di Ota Pavel, La morte dei caprioli belli. E cosa scopro nel parco? La fontana delle Rogge, mai saputo fosse qui. In epoca medievale, all’interno della città, scorreva un canale artificiale detto roggia del Serio Grande che partiva in Val Seriana ed arrivava in pianura. Dal canale si diramavano altre rogge con un sistema di partizione dell’acqua garantito da un imponente manufatto in pietra con dei fori per farla defluire ... insomma, un ingegnoso marchingegno idraulico di presa delle acque smantellato nel 2003 per problemi di deflusso durante forti precipitazioni; a sua memoria fu ideata questa fontana con pezzi originali dell’antico manufatto detto monolite di Plorzano, chissà poi perché si chiama così, probabilmente da un nome gentilizio romano. Tutto scritto su una stele presso la fontana.

 

Ritorniamo sulla ciclabile della Valle Brembana, verso Zogno, facendo un’altra scoperta: una pianta di pere birra e gazzosa, nel giardino a Villa d’Almè, del dott. Amando Gamba, cardiochirurgo che in questo suo paradiso si è ritirato, dedicandosi alla coltivazione di varie ed eventuali nonché appunto delle pere Panachè...ecco perché la Tarte Tatin si fa anche con le pere! Basta che siano di questa qualità!

 

Al parco
ci sediamo su una panchina.
Osserviamo
bimbi
giocare nel sole
spargendo gridolini
come coriandoli.
In tutti i parchi della terra
i bambini giocano,
in tutti i parchi della terra
primavera accende
nuova vita sui rami
e dentro corolle
di fiori sbocciati,
trovi insetti che succhiano.
In tutti i parchi della terra
la vita è più verde,
la senti battere
come fosse un cuore.
In primavera,
in tutti i parchi della terra,
la storia prosegue
perché la vita
in altra vita muta.
Riprendiamo la via.
 

Pedalo...

 

Penso
che non mi piacciono
le giornate del ricordo.
Ma
ricordare
è assolutamente necessario
altrimenti
fra tre generazioni
nessuno ricorderà più
cosa sono state
l’Olocausto o le Foibe.
Ritorno
e scrivo questo:
ogni anno ritornano
i giorni scelti per ricordare
ai potenti fra gli umani
ciò che non devono rifare.
Rischia di divenire
un’abitudine banale
questa ricorrenza a ricordare
orrende azioni da non rifare,
se esse riaccadono ogni volta
in molti luoghi della Terra.
Ricordare
per non dimenticare
di non rifare
ciò che vi è stato ricordato
di non dimenticare
affinché la nostra Memoria
ricordi e non dimentichi.

 

Una mattina sono in bici, incontro una famigliola sul marciapiede in via Cesare Battisti a Zogno, ciascuno con la propria bicicletta, io scendo e loro salgono; ci troviamo di fronte alla curva della ex MVB; io avevo strimpellato con il mio campanello originale olandese e loro appunto si sono fermati in fila indiana, mamma davanti, i due fanciulli in mezzo e papà ultimo. Ci fermiamo cedendoci il passaggio l’un l’altro, poi lui mi fa: “scusi, ma ho visto che la ciclabile ad un certo punto è chiusa da un cancello, stanno facendo dei lavori?” “No, no, in quel tratto lì è vietato passare perché privato, credo.... in pratica la ciclabile di Zogno è il marciapiede, se non vuoi pedalare con due bambini sulla statale 470, comunque, nonostante la nuova galleria, sempre trafficata...” “Quindi Zogno non ha una vera ciclabile?” “Oddio, ci vorrebbe poco, una stradetta lungo Brembo ci sarebbe già, ma hanno ideato un progetto diverso, una specie di circonvoluzione di interessi con ponte sul fiume e semaforo ad un certo punto... staremo a vedere...voi da dove venite?” “dalla provincia di Brescia” “eh sì, per Bergamo e Brescia capitale della Cultura 2023, completare la ciclabile sarebbe stata una bella vetrina ma...

Dai, la saluto, buona pedalata, ciao bambini, attenti nèèè...

 

Pedalo...

Un libro sempre mi accompagna.
Quanto siete belli libri,
con le vostre copertine diverse,
le pagine scritte
e l’odore di carta.
Io con voi,
nella nostra isola del cuore,
dove mi sono fatta
portare i nostri libri.
Ora,
in questa accogliente dimora,
dentro una vasta stanza,
stiamo tutti insieme.
Mi dicevano,
vale la pena trasportare
tutta questa carta,
non è meglio scaricarli,
i libri cartacei
tutti sul Kindle in e-book?
Io non ho voluto.
Ho pagato
per farvi arrivare qui.
di fronte al mare,
la terrazza con i fiori,
la tenda e le sdraio
e voi
da accarezzare e rileggere.
Il camionista disse
voglio cinquecento euro,
più gasolio e traghetto
andata e ritorno pagati.
Inscatolare libri, caricare,
molta fatica!
Una larga vetrata
s’affaccia alla terrazza
che guarda il mare.
La stanza dove ora abitate
è rettangolare,
una parete è la vetrata
di sei metri,
le due pareti laterali
di dieci metri
e quella dove c’è la porta
ne misura cinque.
Pareti tappezzate
di legno a ripiani,
libreria
fino al soffitto.
E davanti
un vetro scorrevole,
per proteggervi.
In mezzo alla stanza
un grande tappeto
stile scrittura cuneiforme
sul quale sta una scrivania
con appoggiata
una stilografica
blu.
Due Chaise longue,
dove ci mettiamo a leggere,
se piove o fa vento
e non usciamo sulla terrazza.
Siamo felici.
Il luogo si chiama
Campomoro.
Qui farò spargere le mie ceneri.
Ma non so se potrò
farmi ardere insieme a voi
ed ai miei dipinti.
Ho deciso che per i miei libri
e per i miei dipinti
ci penseranno i posteri.
Se vorranno
potranno decidere
per una fondazione NB.

 

Pedalo...

Oggi tour pianeggiante Zogno-Ghisalba passando dal Sentierone a Bergamo per dare un’occhiata alla fiera delle bici-badanti; accidenti quante ruote, tantissimi pedali, moltissima gente; se tutti acquisteranno una e-bike sarà necessario mettere semafori a numero chiuso sulle ciclabili, già oggi molto affollate con certi supereroi a cento all’ora che se, a tale velocità, imboccano una galleria con due o tre pedoni in tranquilla camminata domenicale, li falciano come il grano a giugno.

Abbandoniamo la folla verso Borgo Palazzo, poi Seriate sul marciapiede ciclopedonale, quindi la ciclabile del Parco del fiume Serio, seriamente in apnea, il fiume dico.

Arriviamo a Malpaga, ma non visitiamo il Castello, pare che il fantasma di Colleoni, il condottiero (1395-1475), stia dando un banchetto sontuoso per certi ospiti nordici...io non amo la cucina medievale, animali di ogni specie arrosto o bolliti...preferiamo un panino di fronte alla presuntuosa chiesa di Ghisalba, il suo stile neoclassico contrasta assai con l’aria che tira da queste parti, Palladio disapproverebbe.

Il ritorno è affollato, c’è il mondo a prendere aria, umani grandi e piccoli a piedi, umani con passeggini, umani con i cani, umani a cavallo, umani in bici.

“Attenta a dove metti le ruote- mi dico- i tuoi riflessi riflettono la tua età...”

 

Pedalo...

In bici, sempre quella facile, ma fantastica, oggi siamo stati a Bergamo alla libreria Palomar a ritirare un libro. Ciclabile da Zogno, via Castagneta, Valtesse, quattro pedalate in città, un caffettino al Caffè del Colleoni... dalla toilette molto elegante con mattonelle bianche e nere, in stile con il bar.

Attraversiamo la piazza, salutiamo per dovere, prima Vittorio Emanuele II, qui sembra un gigante il padre della Patria e padre di molti figli...un sovrano frizzante dentro una botte piccola, pare ci sapesse fare con il suo metro e cinquantotto...di altezza nèèèèè...poi salutiamo la camicia rossa Francesco Cucchi, uno dei Mille di Garibaldi, preferisco, riverisco, obbedisco... Non so dire chi siano gli scultori di questi due monumenti, mentre mi soffermo davanti a quello del Partigiano di Giacomo Manzoni (1908-1991), ol Manzù, questo lo conosco, ho visto molte sue opere. Il ragazzo appeso per i piedi continua a rinascere e ad essere appeso mentre la donna la vedo ogni sera al telegiornale.

Alla stazione di Bergamo, vorrei salire sul Freccia Rossa, ho sempre voglia di partire! In realtà siamo venuti a dare un occhio agli orari del treno per Peschiera con l’idea di percorrere la ciclabile fino a Mantova. Prossimamente.

Ritorniamo da Città Alta, San Vigilio... imbocchiamo la ciclabile ad Almè...

Ecco i ponti di Sedrina dai quali saltò l’Innominabile (P.P.) un brigante di quei tempi là (fine XVIII inizio XIX secolo).

Ed il mare? Quello una volta, 220 milioni di anni fa... però dai, la mia Isola del cuore l’ho solo pensata intensamente, pedalando, ho giurato su Napoleone che non l’avrei nominata...corsari, pirati, briganti...

 

Elettrociclopedalando da Zogno a Piazzolo per far visita al giudice Guido Galli (1932-1980) sepolto proprio in questo sereno borgo dell’Alta Valle Brembana. Il giudice fu assassinato da Prima Linea ...perché svolgeva troppo bene il proprio lavoro! La compianta, cara amica Candida avrebbe voluto presentare al nostro gruppo di lettura Aula 309, l’ultimo libro dedicato al magistrato del quale ammirava la forte dirittura morale.

Abbiamo scoperto che nello stesso cimitero è sepolto il giornalista Carlo Graffigna, (1947) lo scrittore alpinista, quello della storia e del mito dello Yeti, l’uomo delle nevi.

 

Da Piazzolo a Mezzoldo il passo è breve, più lungo quello per San Marco, lo affronterò un’altra volta.

Mi sono portata da leggere Jón Kalman Stefánsson (1963, scrittore islandese) “La tua assenza è tenebra.” Vi chiederete che nesso ci possa essere fra l’Islanda e l’Alta Valle Brembana. C’è, c’è! Leggetevi il libro e lo scoprirete...

vi do un indizio: il lombrico è il pensiero di Dio.

 

Pedalo...

...sulla ciclabile, realizzata sull’ex sedime ferroviario dove correva il trenino della Valle Brembana da Bergamo a Piazza Brembana, alcune ex stazioni sono ristrutturate, altre non ancora, stanno lì a guardare i ciclisti che vanno e vengono.

Trovo bellissime certe erbe all’apparenza infestanti, con le loro spighe lilla e fucsia: si tratta di Felicella, non di Lillà; esse rallegrano con discrezione alcune ex stazioni decisamente in cattivo stato come quella di Sombreno...peccato; (e concederla a qualche artista per farne il proprio atelier? Idea troppo interessante/interessata)

Meravigliose e da brivido le numerose gallerie scavate nella roccia: rilassanti d’estate e sognanti d’inverno.

La nostra prima gita fuori porta:

pedalata sulla ciclabile del Mincio, da Peschiera a Piazza Sordello in Mantova e ritorno.

Sordello, sì, il Troubadour di Goito che ha dato il nome alla bella piazza antistante la reggia dei Gonzaga a Mantova.

Immagini dentro la mia testa: Emilio che da Bozzolo va in bicicletta a Mantova ad amoreggiare con Marina.

Don Primo Mazzolari.

I tortelli di zucca di Ida un po' diversi da quelli della Ester, ma evocativi entrambi come le madeleines di Proust. La sbrisolona puciata nel bicchiere di moscato.  Una mostra di Miro’ alle Fruttiere di Palazzo Te. I Madonnari alla Fiera delle Grazie a Curtatone. Mario Lodi alla biblioteca di Viadana. Brunetta, Cesare e family a San Matteo delle Chiaviche. Il ponte di barche. Le rane fritte.

Stop, la torre dell’orologio in Piazza delle Erbe, ha detto stop.

Ci sediamo al bar Matilde (di Canossa) realizzato dentro una casa a torre, il bagno è lassù, dopo una simpatica arrampicata. Ci guardiamo intorno. Mitica acquatica Mantova! Brulichi di turisti; qui accanto sappiamo della Basilica di sant’Andrea, ampia e magnifica e lì a destra della rotonda di San Lorenzo simile alla nostra San Tomè, ma non siamo qui per rivisitare Arte, niente Mantegna, Giulio Romano, Leon Battista Alberti e compagnia.

Siamo qui per respirare l’aria azzurrina e percepire il fiato vitale di chi non è più, ma dentro di noi sempre vive.

Al parco Virgilio non c’è quasi nessuno, il poeta domina in solitudine, come il cigno solitario che ci ha fatto visita mentre leggevamo sdraiati sotto un gruppo di platani in riva al Mincio: o cigno solitario, non sei come il passero di Leopardi, vai tranquillo, torni, ti fai i fatti tuoi. Sembri felice.

I laghi Superiore, di Mezzo e Inferiore, progettati in età medievale dall’ingegnere bergamasco Alberto Pitentino, accolgono la siesta domenicale dei mantovani, mentre splendidi fiori di Loto di origine indiana, anatre, germani e nutrie, ci rammentano che siamo tutti sulla stessa Arca, ma con disuguaglianze sempre più accentuate.

Da Camerata Cornello, casa ad arco sopra una rupe, questo probabilmente significa il nome, saliamo a visitare la chiesa di San Ludovico del Bretto ermeticamente chiusa.

Una discendente della famiglia Tasso del borgo medievale di Cornello dei Tasso, s’innamorò, durante un “viaggio postale”, di un certo Alan il Bretone; la nobile famiglia dei Tasso non volle che la bella “tassina” si unisse in matrimonio con un rozzo elfo. Ripudiata dalla famiglia, decise per una vita monacale da eremita in questo luogo che nomina appunto Bretto in onore del suo amato. Fa erigere in seguito la chiesa dedicata a San Ludovico da Tolosa, la sua congregazione era infatti detta delle Suore Tolosine e ne fa affrescare la volta e le pareti anche con i membri della sua famiglia d’origine, compreso Torquato Tasso con la corona d’alloro sul capo, così le sembra di continuare a vivere con loro, era una monaca, non serbava rancore.

Pedaliamo verso un’altra chiesa sempre ermeticamente chiusa...non le tengono aperte per il pericolo dei vandali? Ma se i bergamaschi sono un popolo di basa banchi! Si tratta di San Giacomo Maggiore Apostolo, località Brembella. Tanta fatica e Giacomo manco ci riceve. Puntiamo su Cespedosio, che nome strano, cespedes dallo spagnolo? Prati? Zone erbose? Mi viene in mente la scrittrice Alba de Cespedes, ma non era originaria di queste parti. Anche a Cespedusso la chiesa è chiusa, e che diamine, non ci saranno custodite le reliquie del Sacro Latte!

Puntiamo alla Pianca. Amen. Chiusa pure questa. Eventualmente ci informeremo riguardo all’apertura di queste piccole domus ecclesie, quella del Bretto è l’unica che molto tempo fa ammirai durante una visita guidata.

Convengo con Gio’ che questa zona è affascinante, con paesaggi splendidi, tanto verde, alberi centenari, faggi millenari, sembra regnare pace e tranquillità. Sembra.

Su e giù per le contrade, non posso fare a meno di pensare alla mia isola del cuore...il gruppo della Bavella, la Castagniccia, Corte, Ghisoni... zone e montagne molto simili a queste della val Brembana, l’ho già ripetuto in altre occasioni...peccato che al di là del Cancervo e del Venturosa l’infinito possa solo essere immaginato... parlo per me, so bene che Walter Bonatti la pensava diversamente... però si è fatto tumulare a Portovenere di fronte al mare...

Scusa una domanda: ma tu, cos’hai a che fare con l’isola di Corsica? Qualche parente? Sei magari una discendente di Napulio? (così era solita chiamare, la madre Letizia il figlio, futuro Imperatore Napoleone Bonaparte (Ajaccio 1769 – Isola di Sant’Elena 1821)

No, no, è una mia fissa, mi piace, mi sono sempre trovata a mio agio in Corsica, come un ritorno alle origini, non so come spiegarlo.

La frequentiamo da quarant’anni, trovo che abbia molte similitudini con la Valle Brembana. Veramente!

Provare per credere.

Anche la gente, stesso carattere! Crapù, fieri e crapù...

L’algoritmo
è attento.
Mi conosce,
sa cosa voglio,
sa cosa penso.
Sono perplessa.
Mi sono rotta
del tuo Ritmo,
voglio algo
o Algoritmo,
non mi piace
essere spiata.
Il cielo era grigio.
Ora
è ridiventato
azzurro.
I miei pensieri però
sono rimasti viola.
E questo,
l’algoritmo
non può saperlo.

 

Pedalo...

Oggi gitarella in su per l’Alta Valle Brembana, il tempo è magnifico, ma un contadino ci dice che prima di sera pioverà di nuovo. Lasciamo la ciclabile a Piazza Brembana e pedaliamo verso Olmo al Brembo. Decine di moto, quelle grosse, grasse, giapponesi e rumorose ci sorpassano nei due sensi, spaventando formiche, lucertole, scoiattoli e quei due o tre orsi fuggiti dal Trentino-Alto Adige perché inseguiti dai forestali.

Ad un certo punto, siamo a Mezzoldo, la bici-badante mi dice che non si sente carica per fare il passo San Marco.

Mettiamo in carica la batteria presso il bar lungo la strada.

Saliamo a Sparavera, fascinoso borgo sull’ antichissimo tracciato commerciale denominato via del Ferro (da Valtorta a Mezzoldo); da qui passavano i muli carichi di materiale, ferro grezzo o lavorato, per andare in Valtellina e Valsassina. Già Asterix ed Obelix condussero una campagna da queste parti per estrarre ferro da alcune miniere della zona per farne armi da combattimento contro i legionari romani e per catturare cinghiali, prelibata ghiottoneria per il grosso dei due Galli, li preferiva ai coccodrilli, secondo lui troppo stoppacciosi.

Nel Medioevo il commercio si fece più intenso con minatori e fabbri che lavoravano il ferro costruendo sempre armi, ma anche attrezzi agricoli e chiodi; gli abitanti di Valtorta erano chiamati addirittura chiodaroli. La famosa Ferramenta Busi si trova più giù sulla statale 470, non c’entra con la via del Ferro, ma c’entra molto con i chiodi, ci fu un tempo ch’era denominata la Boutique del chiodo.

Esco sempre dal seminato, spero non ci siano chiodi in terra che mi buchino le gomme...

Ci fermiamo a Piazza Brembana in un bar per un panino. Incontriamo Letizia, detta da noi Penelope perché tesse la tela, anche della nostra amicizia

Ritorniamo di notte.

Sulla ciclabile brilla la Stella Rossa della San Pellegrino. In cielo brilla la luna piena.

O graziosa luna,
perché stasera m’ irridi?
Cosa c’è di strano
a parlar con te d’amore
alla nostra età?
Regina degli amanti,
ti vanti d’essere,
i nostri travagli
da miliardi d’anni spii,
ma non puoi capire
il senso dell’esistenza
di noi umani sulla Terra.
Dici l’amore esser dei giovani
non dei vecchi, loro sì
che in notti senza fine
t’ innalzano canti di passione.
Non deridere,
o luna,
la nostra tenerezza oggi,
che il nostro andare
mano nella mano,
è come ieri
i baci dei vent’anni,
è come quando facemmo
all’amore sotto le stelle,
come quando ci dicemmo
sì, voglio vivere con te.
Suvvia, dietro il colle,
non ti ritrarre,
o mia diletta,
del tuo ruotare, compiaciti,
intorno a noi divenuti,
dopo una vita, un unico pianeta.
Rischiara la selva
sulla quale pendi
che pur ci giova la ricordanza
e il noverar l’etate del nostro amor!

Pedalo…

Perché sotto la doccia
non mi vien da cantare?
L’acqua, il sapone, il calore
elementi son di buonumore!
Forse cantavo quand’ero bambina?
Di certo fischiettavo, ma in bicicletta.
Sarà un fatto esistenziale
o solo commerciale
questa cosa della doccia
che non mi fa cantare?
O lo faccio per non stonare?
Nel ’57 in Occidente son nata,
guerra o carestia non ho provata,
molta vita ho sulle spalle
mentre altri da me amati
nell’Aldilà da tempo son volati.
Proprio per questo
sarebbe il caso di cantare
o almeno fischiettare.
Colpevole è forse il clima
l’orario, l’ambiente,
il tipo di bagno schiuma,
lo shampoo, la spugna?
O il mio rapporto con la gente?
Sarà d’approfondire?
Contattare uno psicologo
per provare a capire?

 

Sogno...

Il mare non mente
è sempre sé stesso,
s’increspa leggero
o si muove pesante,
schiumeggiando
sulle spiagge o sugli scogli,
gli piace cambiar di colore
azzurro, blu, verde
o nero petrolio.
Ha pensieri infiniti
il mare, o almeno pare
guardando l’orizzonte
dove la Terra va a curvare.
Il mare è una cosa bella
liquida e salata
che a tutte le età ti meraviglia,
affascina grandi e piccini,
di navi e marinai è signore,
di pesci e pescatori, servitore.
Poseidone, con il suo tridente,
lo pungola spesso,
“mare, mare- sembra gridare-
ferma questa umanità
che si ostina ad inquinare!”
Il mare è indifferente
perpetua sé stesso,
i suoi polmoni ondeggianti
continuano a respirare,
le balene a spiaggiare
e l’isola di plastica a galleggiare.
Pedalo pensando al mare.
Lo rispetto, lo temo, lo amo.
 
Di notte
penso molto.
Di notte
sono altro.
Dovrei
prendere appunti,
ma non mi va.
Vivo oggi.
Certa arte contemporanea
mi piace, altra no.
Il senso del bello
deve rimanere.
L’Arte deve stupire?
Stravolgere?
Far vomitare?
Commuovere?

 

Pedalo...

Ho voluto la bicicletta? Adesso pedalo. E che problema c’è, nella mia vita ho sempre pedalato, come tutti o quasi... ad ognuno la propria bici.

C’est la Vie.

Certamente oggi, con la bici/badante vado con meno fatica ed ammetto di amarla moltissimo l’e-bike perché, pedalando, i pensieri vanno non so dove, so che mi abbandonano per un po’ di tempo e quando si ripresentano appaiono più leggeri.

Quest’altro tour valbrembanino è stato altrettanto bello.

Da Zogno siamo saliti a Miragolo S. Marco, quindi a S. Salvatore per un saluto al nostro amico Flavio, quindi alla Passata (o, qui si mangia da Dio/Re/Lucullo), noi siamo stati leggeri anche se il menù si presentava troooppooo invitante! Prendete nota!

Poi direzione Selvino, la piccola selva/bosco, quindi Aviatico, Trafficanti, Costa Serina e ritorno a Zogno dalla ciclabile.

Aviatico da Viaticum, l’Eucarestia impartita ai moribondi? Oppure semplicemente da viator transit, il viandante di passaggio oppure come scrive Bortolo Belotti dal nome gentilizio romano Avillus... sia come sia, è certo che qui tira un’aria di Storia non indifferente, anzi di Preistoria!

Da morosi, negli anni Ottanta, venivamo a vedere i fuochi d’artificio sparati dai mortai in ferro.

A Trafficanti ho trovato un mio ex cliente, roba da chiodi, che chiacchierata!

Qui passava la via Mercatorum; bella la chiesa dedicata a Sant’Erasmo (non da Rotterdam, quello del libero arbitrio, ma Erasmo vescovo martire da Antiochia...probabilmente un santo più vicino non c’era!? I mercanti/trafficanti riposavano l’anima indaffarata sotto il porticato dopo una capatina in chiesa a baciare i banchi per propiziarsi gli affari nonché un eventuale posto in Paradiso...

Sulle montagne intorno, la neve appare sparuta o sparata. Ai bordi della strada, sotto le foglie marce, ecco macchie di violetto e giallo, sono fiori pronti ad attirare, con i loro splendidi colori, gli insetti già svegli in attesa della bella stagione.

 

Pedalo...

 

La mia anima trabocca.
Ma dove l’hai
questa anima che dici?
Sta in posizione
retroperitoneale.
Potresti vederla soltanto
con una divina TAC.

 

Pedalo...

Gita con i nostri nipoti Asia e Nicola:

Accadono cose strane di sabato pomeriggio al Santuario del Perello conteso da sempre fra i paesi di Rigosa e San Busita, (l’uno vantava il contadino che aveva avuto la visione della Madonna e l’altro il fatto che il Perello era nella sua zona) : la prima stranezza è il racconto della nonna, di un piccolo pero che produceva piccolissime pere che piacevano tantissimo sotto spirito alla mamma di Gesù... ma dai, nonna, qui c’è scritto che è il monte che si chiama Perello dove il 3 luglio del 1413 il contadino, inginocchiato, parla con la Madonna che gli dimostra d’essere divina facendo spuntare un piccolo ulivo da un ceppo di faggio secco e non un piccolo pero che produce piccole pere!

L’altra stranezza sono due ragazze pascolanti ognuna il proprio furetto, quello scuro è subito sparito in chiesa a farsi benedire insieme alla sua padroncina, speriamo ci vada anche quella con il furetto bianco, entrambe ne hanno bisogno... eh, lo dico per gli animali...

La terza è la visione di due fratelli fanciulli in vena di confessarsi...chissà cosa si dicono e se si assolveranno l’un l’altro.

Le stranezze finiscono qui e ci soffermiamo a visitare le belle stanze con dipinti e affreschi, uno quattrocentesco ricorda Piero della Francesca ed un altro, in un soffitto novecentesco, riporta la nonna alla sua fissazione: Stella Maris, uno dei nomi della stella Polare utilizzata per la navigazione astronomica in mare fin dall'antichità, Stella Maris è anche un altro nome della Madonna e da esso è derivato il nome proprio Myriam, goccia di mare. Mare. Mare.

Quanto alla sala degli ex-voto, la nonna pensa di realizzarne uno anche lei per essere riuscita ad allontanarsi dal suo lavoro senza rimorsi né rimpianti e con ancora corpo e mente in buono stato: il quadretto rappresenterà una donna che passeggia lungo una spiaggia con un nonno e dei nipoti mentre ripensa, disegnata dentro la classica nuvoletta, ad una ragazza con in mano una chiave combinata a cricchetto Beta del 13...sic!

Anche nel Santuario del Perello in affreschi e dipinti c’è la rappresentazione della Madonna del latte. Si tratta di un’iconografia cristiana presente in molte zone ed in bergamasca in particolare, festeggiata appunto il 2 luglio; molti pittori l’hanno interpretata, Lorenzetti, Pinturicchio, Verrocchio, Fouquet, anche Murillo ma è una figura che è presente già nell’antico Egitto con Iside che allatta il figlio Horus. La Madonna che allatta era particolarmente venerata dalle donne che giungevano in pellegrinaggio per chiedere la grazia di diventare madri e senz’altro dalle puerpere che pregavano d’avere latte a sufficienza per il loro bambino. Alcune pitture sono probabilmente ex voto per grazia ricevuta. Da qui le reliquie del Sacro Latte, i Crociati ne riportarono a litri !?!?! dato che ce ne sono numerose sparse in tutta Europa, una è nella Sainte Chapelle a Parigi...il business delle reliquie... andatevi a leggere la storia del sacro latte, molto interessante, ricordando anche Vermeer con la sua lattaia.

 

Pedalo...

Roncobilaccio, Ronco Scrivia, Ronco Biellese; noooo! Roncobello!

Ebbene sì, la mia bici-badante mi ha portato a Roncobello. Ronco è un toponimo, viene dal verbo latino ‘runcare’ che significa sarchiare, diserbare un terreno specificamente per renderlo coltivabile. Dalla stessa radice proviene la parola roncola, quell’attrezzo agricolo a lama di forma curva detto in bergamasco ol Corlàs o Podèt. Quanti corlàs ho venduto dal Busi? Tanti con il manico in cuoio, meno con il manico in plastica verde antiscivolo della famosa azienda F.lli Rinaldi di Brembilla ora Valbrembilla.

Piazza Brembana, Moio De’ Calvi, Bordogna, Baresi, Roncobello, Capovalle.

A Baresi, oltre al meraviglioso mulino molto ben ristrutturato, c’è l’albero della libertà della Rivoluzione Francese; il primo di questi alberi fu infatti piantato a Parigi nel 1790; non so bene la storia di Baresi, ma qui mi sa che più che rivoluzionari si trattava di briganti tipo l’Innominabile.

Spesso facciamo tratti sulle strade statali, è inevitabile.

Non ci piace per niente che i camion ci facciano il filo; per questo, in genere, scegliamo di fare certe gite in bicicletta fuori porta solo la domenica, il giorno con meno traffico, anche se automobilisti e soprattutto motociclisti sembrano avere una gran fretta pure nei giorni festivi.

Io metto fuori la mia paletta rossa sulla ruota posteriore e speriamo in bene.

 

Il cielo è terso,
nel bell’azzurro
solo alcuni fiocchi
di nubi leggere.
Batte il mio cuore.
Oggi,
la serenità del vivere,
come un sentimento
di libertà
m’invade.

 

Pedalo...

Ritornando da una pedalata
ci fermiamo
a sfamare
le gatte Betton’s.
Aggiungo crocchette
alla ciotola del gatto
che ha nome Cora,
un batuffolo
di variegato pelo
bianco e nero
rosso e marrone.
Ora la vedo,
si sta sporgendo dal tetto,
ecco, Cora, il tuo pasto.
Siamo all’ultimo piano
d’una casa di più di dieci metri,
la gatta salta
sul balcone esterno
e mi soffia,
pare arrabbiata,
sorpresa di non trovare
i suoi soliti padroni.
Sono al mare, le dico, Cora,
porta pazienza
soltanto una settimana,
poi ritorneranno,
non ti hanno abbandonata.
Cora torna sul tetto.
L’altra gattina, Miele,
bruca le crocchette,
indifferente.
Cora, non lo fare
non ti buttare,
non saltare giù sul piazzale!
Non sprecare una
delle tue nove vite.
Cora,
perché mi fissi dal lucernario?

 

Pedalo...

Mi pare strano
questo riaffiorare
di ricordi
anche molto lontani.
Anni Sessanta:
il professor di artistica,
tale Reina,
mi pesava il foglio
e mi dava il voto a etti,
un etto, due etti, tre,
urca, oggi 4 etti,
Busi, farai strada.
Nicola Trussardi
veniva a prendere
con una Fiat 500 nera,
la profe Maria Luisa Gavazzeni,
io abitavo vicino alla scuola,
lo vedevo che attendeva
la bella professoressa
di matematica e scienze,
alta, bionda, sempre elegante.
Una volta a casa loro,
con alcune compagne di classe,
vediamo il filmino in Super 8
del loro viaggio di nozze,
lui mi chiede
sei tu la più brava della classe?
Io arrossisco,
la profe dice, dai Busi
non essere timida
ed offre a tutti la pizza del Nessi.
Avevo dodici anni.
Sognavo,
sognavo sempre
come oggi.
La profe dice
Busi, cosa farai da grande?
Io non rispondo.
 

Pedalo...

L’aria entra
anche attraverso
le orecchie,
spazza via il cerume
di vecchie situazioni.
La mente è nuda.

 

Pedalo...

Ed eccomi qui, ora
a finire la storia
di cos’ho fatto da grande,
il destino mi ha fatto
lo sgambetto,
i miei genitori,
così belli d’onestà
avevano occhi lungimiranti,
mi hanno trasmesso
la passione nell’agire.

 

Pedalo...

Spero
non succeda niente
in questa età del riposo,
della pensione, si dice,
che nessuno si ammali
che tutti, qui intorno,
muoiano da anziani,
avendo visto i propri figli
contenti e realizzati,
che la morte
si distragga e guardi oltre,
s’interessi ad altro,
però ogni poco
una pulce s’insinua,
un malessere,
un neo, un linfonodo
così la mente macina
e non ferma le pale
del mio mulino.
La poesia si arretra,
si fa piccola, inutile
di fronte al dolore,
diviene
uno sputo di niente.

 

Pedalo...

Mio padre
lavorava anche la domenica.
E mia madre
quante notti ha fatto fuori casa,
lei era levatrice.
Avrei potuto
essere medico
accudire umani
non merce,
ma così è andata,
sono felice
se guardo i nostri figli
intelligenti e belli d’onestà,
se guardo i nostri nipoti
non ci sono parole
per esprimere
quanto splendore emanino.
 

Pedalo...

Compongo versi nella testa.
A casa li scrivo.
Li rileggo.
Fan sorridere.

 

Pedalo...

Leggere e scrivere, dipingere,
sono azioni inutili,
per chi ha buon tempo.
Eppure
dentro di me,
nel mio io profondo
capisco non essere hobby
ma parte vitali
della mia esistenza.

 

Pedalo...

 

Ogni tanto incontriamo alberi maestosi; penso che la vita degli alberi dipenda da che umani li curano, alcuni li vedo contenti...sia fra gli umani che fra gli alberi...

 

L'inventario di magazzino
deve entrare in una poesia
o possiamo
lasciare le cose
come stanno,
fare una stima approssimativa
della merce sugli scaffali
dentro i cassetti
dentro e fuori
sopra e sotto?
Quello che vorrei sapere
è se la Poesia
ha il dovere di partecipare
a questa necessaria stima
di quanta merce
abbiamo a magazzino,
quindi contare
quante valvole, guarnizioni,
eccetera eccetera,
oppure
in quanto Poesia
potrebbe sorvolare.
Ditemelo!
I colori comprendono
sia la vita che la morte.
È nera la morte
alcuni sostengono,
ma per me è azzurra.
I colori della vita
invece sono molti
con infinite sfumature.

 

Pedalo...

Perché non prego,
perché non m’ inginocchio
pensando a San Lorenzo
patrono di Zogno,
paese in cui vivo,
perché non frequento
la sagra
e non ammiro
i fuochi artificiali?
Prima di tutto
vorrei vedere
le stelle cadenti
ed esprimere
una serie di desideri,
cosa che
con quel fumo incredibile
non si può fare.
Poi penso al nostro gatto
ed a tutti gli animali del bosco.
Terrorizzati.
So che San Lorenzo
si vorrebbe liberare
della sua metallica
dorata copertura
lui,
condannato immobile
ad eterna doratura.
Vi inoltro inoltre
questa domanda:
comprereste la mia anima
se la mettessi in offerta su Vinted?
(parli di anima e ti dichiari agnostica, ti contraddici)

Pedalo...

Se cominciassi a straparlare
tu mi desidereresti ancora?
Se mettessi uno stivaletto a destra
ed una scarpa decolté a sinistra
usciresti a cena con me?

 

Pedalo...

Per favore
mi guardi il telefono?
Volevo mandare una parola
a Dio
ma non so proprio
a chi l’ho inviata,
da un gruppo che non so
penso d’essermi cancellata.

 

Pedalo...

Non sei nelle mie corde
o smartphone,
ci siamo incontrati tardi,
poteva andar bene
la nostra relazione
se t’avessi conosciuto
nei miei vent’anni.

 

Pedalo...

Vivo un tempo
che non mi si addice.
Sono io che non funziono,
adattarmi non voglio.
Vivo.
E pedalo.
Ho lucidato le scarpe
con il prodotto
per lucidare le lapidi.
Ha funzionato uguale.
Non lo uso mai
perché non mi piace
lucidare le lapidi
neanche quella
dei miei genitori.
Ma cosa ti viene in mente?
L’ aspira cenere,
aggeggio indispensabile
per chi ha la stufa a pellet,
aspira anche la polvere
che si è depositata
sul mio cuore
in quarantatré anni
di commerciale attività?
Voglio provare.

 

Pedalo...

Tutti quei lumini
di cera rossa per i morti
si potrebbero far sciogliere
e modellare una statua,
accenderla,
rappresenterebbe
la vita che si squaglia.

 

Pedalo...

In Afghanistan
meno 25 gradi di notte.
Io, sotto il piumone
ho molto caldo.
E perché le donne
le trattano così male?
Non si vergognano?

 

Pedalo...

Conosco uno
che si è fatto rasare a zero
perché dovrà fare
sette cicli di chemio
e desidera portarsi avanti.
Tu cosa faresti?

 

Pedalo...

Fa freddo
qui alla fermata del tram.
Forse
oltre alla canottiera
ed agli slip,
avrei dovuto
indossare altro.
Cos’hanno da guardarmi?
Nuda non sono.
 

Pedalo...

I libri
del Premio Narrativa Bergamo
non mi sono piaciuti.

 

Pedalo...

Mi chiedo perché
sia stato bocciato
il mio scritto
per il Centenario
del maestro Mario Lodi.
Troppo personale.

 

Pedalo...

Ricordi lo scorso anno?
Perché mai insistevi
a voler creare una collana
con i bulloni diametro 16
intercalati al diametro 14
con rondelle frammezzo
ed alla fine
due dadi in ottone?
Troppo pesante!
l’avresti indossata?
Sì, magari ad una riunione
della nostra cooperativa:
Ferca: Ferramenta Casalingo.
Com’è difficoltoso
essere donna
anche nel terzo millennio!
Che pedalare!
Però, preferisco.
Niente a che fare
con i meloni di Cavaillon,
la Meloni
non mi rappresenta affatto.

 

Pedala...

Essere donna
non è certo una garanzia,
dice che ha rotto
il soffitto di cristallo!
Non farmi ridere!
Un elenco vero
potrei fare
di donne che realmente,
con impegno,
l’hanno fatto.
Un esempio attuale:
Michela Murgia!

 

Pedalo...

Alcuni ricordi arrivano senza essere invitati.
Penso a mia madre.
La misura del femore
per la protesi di un’anca,
di platino, ma corta
di due centimetri!
E l’ortopedico
non se ne è accertato
e l’ha inserita
In una coscia di donna.
Ed ora cosa ti viene in mente?
La paziente era mia madre.
Lei così precisa,
dopo l’operazione
ha sempre zoppicato
nonostante un rialzo
dentro la scarpa.
Ho sempre odiato
la superficialità.
Badate bene,
non la superficie
perché la superficie,
sostiene Italo Calvino,
è il primo passo
per arrivare
alle profondità.
Ho in odio
l’umana superficialità
di chi prende la vita,
non solo la sua
ma anche quella di altri,
sotto coscia.
E ci fu un seguito:
dopo alcuni anni,
una caduta rovinosa
e l’anca le si rompe
proprio a livello della protesi.
Arriva l’ortopedico, un altro,
e dice: mettetela in trazione
senza guardare la radiografia!
Io sono lì, lo sento!!!
Scusi, ma proprio da quella parte ha una protesi!
Ah sì? Scusi, non sono passato dal Pronto Soccorso a ritirare la cartella...
Scusi? Ma vaffa...
Mia madre, che sofferenza, lei, così coscienziosa come levatrice!
Ai bordi delle strade
mucchi di foglie secche,
gli alberi in attesa
di far sbocciare
le proprie gemme,
qua e là fiori
primule
violette
bucaneve
e profumo di aglio orsino.
Pedalare
mi rinfranca
rimettendomi in sintonia
con le cose della vita.
Perché sorridete
guardandomi pedalare
su una bici elettrica?
…Ah, vabbè…dite,
son capace anch'io.
Già.
È come con i miei dipinti
siete tutti capaci di realizzarli!

 

Pedalo...

In bicicletta
guardo di qua
guardo di là
sto attenta
suono il campanello
non vado veloce
osservo il paesaggio
penso cose felici
mi assento dal mondo
esco dal mio corpo
vi faccio ritorno
poi esco di nuovo
non chiudo la porta
torno fra un attimo
respiro profondamente
saluto
sorrido.

 

Il dottore dice non esagerare, non hai più l'età. 

Dottore, l 'elettrocardiogramma e l'eco cardio tutto ok e poi mi sento bene; ho visioni di bellezza e serenità mentre pedalo.

Grazie per il suo interessamento.

 

Averara, i portici, la festa d’autunno. La Dogana Veneta.

La Torre della sapienza per collegare nozioni ad immagini.

Nelle carte, come carte da gioco, ma non lo sono un gioco, ecco rappresentati molti mestieri, ma quello della levatrice no.

Una dimenticanza grave.

 

I frescanti Baschenis

Santa Brigida e Cusio e Ornica. Piani di Bobbio, Valsassina.

Oratorio di San Giovanni Battista affrescato da Cristoforo Baschenis detto il Giovane.

Pedalo...

Sento d’essere libera.
Anche se non lo sono,
anche se non lo si è
liberi,
andare in bicicletta
fa sembrare che lo si è.
Fa sembrare che lo sia
libera, anche se non lo sono,
ad andare in biciletta
provo una sensazione
di libertà.
Non sono libera
ma fingo d’esserlo.
L’attrice della bicicletta
io sono.
Affrontare nuove sfide.
Fermarsi?
Mai.
Essere solidi nei propri principi,
non tentennare.
Coraggiosamente andare,
muoversi,
abbandonare vecchie strade
per nuove vie,
pedalare
sempre.

 

Giugno 2023 tempo triste come se fosse novembre, anche i mesi si scambiano le idee, sono stanchi delle solite opinioni, frasi fatte, dicerie, proverbi, maggio che profuma di rosa, ottobre di castagne, novembre di morti! Si son trovati i mesi, han fatto una tavola rotonda; dicembre e gennaio, han detto, siamo mesi di sole e di montagne anche se spelacchiate e senza neve.  Febbraio s’è messo braccia conserte - che carnevalata il meteo del 2023- dice- e su una gondola nera con le finiture oro si fa condurre avanti e indietro sul Canal Grande, ascoltando il rumore del remo del gondoliere fendere l’acqua. Marzo s'è scocciato: -nata di marzo nata balzana, casta che sogna d’ essere puttana, marzo pazzerello tieni a portata di mano l'ombrello! -

Storie antiquate, sorpassate, terminate; aprile poi, avrebbe anche lui da dire ma, non si vuole scoprire, furbo e indifferente a ciò che blatera la gente.

Luglio, agosto e settembre son mesi di ferie e d’inizio anno scolastico, ma non è detto, dipende.

Maggio è appena trascorso carico di pioggia e le rose, bagnate fradice, piangono tutte.

 

Un profumo di gelsomino
ci segue lungo la strada
mentre pedaliamo
scendendo dal Pascolo dei tedeschi
verso Longuelo,
ci incontriamo con Enzo
nostro testimone di matrimonio nel 1982,
un caffettino insieme,
poi sulle mura
a leggere Aimone due,
attendendo il Cavaliere
trasformarsi in lupo o in falco.
Mi aggiro,
scrivo certe cose,
ma non sono poesie
dipingo certe tele,
ma non è arte.
Mi aggiro e mi rigiro,
la notte penso cose,
ma non sono importanti,
prego Morfeo, ma non vale,
spalmo sul cuscino
la crema alla lavanda,
prendo in mano un libro
leggo, leggo, leggo,
non sono sicura, ma procedo,
indifferente a nulla,
sempre attenta a tutto
coinvolta.
Scrivo.
Sono sarcastica.
Meglio dire, ironica.
Mi spiace, lo so bene,
ne ferisce più la penna della spada.
E allora in guardia! Difendetevi!
Portate le vostre ragioni,
siate onesti e sinceri,
potremmo confrontarci
invece di duellare!
Se il cielo
non mi invia più
tramonti,
se la luna m’ irride
e passa oltre,
io leggo
una poesia di Machado,
e mi assento.

 

...e pedalo...

Fiume Adda...venendo da Zogno verso Imbersago via Calusco e ritornando da Brivio perché il traghetto di Leonardo è sospeso, il tipo che lo gestiva è andato in pensione. Propongo a Gio’ di candidarci noi, in prova, per un anno. Dice di no.

Un’opera scultorea mi attrae, non è l’impronta del sommo genio da Vinci, ma quella di Papa Giovanni XXIII, (passeggero più volte sul famoso traghetto a corrente) che lasciò un’impronta nella Storia umana traghettando la Chiesa verso la contemporaneità.

Insomma, tutta una storia di draghetti/traghetti fra i quali io preferisco di gran lunga Corsica Ferries...

 

Acqua

 

Fiume Adda, Canale Villoresi, Navigli.

Da Brembate a Cernusco, ritornando da Gorgonzola dove, alla faccia del nome, il profumo è di serena quiete domenicale.

Magnifico El Rudùn, la grande ruota di Groppello/Cassano d'Adda, non un mulino, ma una noria: fatta costruire dal cardinale Borromeo, questa ruota pescatrice serviva a portare l'acqua alle cucine ed agli orti del Palazzo Arcivescovile di fronte, nonché per riempire i lavatoi.

Più che del Cardinale &C., ci vedo il tocco di genio di Leonardo da Vinci, sicuramente un suo progetto.

 

Stanotte
ho scritto dentro la testa
una poesia che mi piaceva,
oggi non la ricordo più.
Poco sappiamo
del nostro inconscio.
Le migliaia di stelle,
in questo quadrato di cielo,
sono tutte le persone
che abbiamo perduto
e che ci stanno a guardare.
Convinciamoci.
Un'illusione che ci sprona
a continuare sul sentiero,
anche di notte.

 

Pedalo...

Nella notte buia
conto stelle azzurre
nella notte buia,
sogno immagini di luce.
Non ricordo
quello che feci,
ho visioni spezzettate
della mia infanzia,
io che giro in bicicletta,
una Graziella,
e mio fratello,
un esserino neonato
in una piccola culla
imbottita di cotone.
Nostra madre che ride.
Poi l’adolescenza,
un grande amore
timido ed irrisolto,
ed i nostri padri
che ci abbandonano,
prima il suo,
il mio dopo pochi anni,
noi che cerchiamo altra vita
per riscattare la morte,
altri amori e sogni
e procediamo
nell'aria azzurrina,
spazzando la mente
ed i tramonti
mi ricordano un passato
mai dimenticato.
 
Il mio gatto
ha il nome di un cioccolatino,
l'abbiamo abbreviato in Chéri
il suo nome intero è Monchéri;
mi segue il mio gatto,
mi guarda quando leggo,
e mentre sogno,
ma non sogno di lui,
sogno altro.
Il mio gatto ha gli occhi
color dell’Eliodoro,
varietà giallo verde
d’un metallo detto berillio,
significa dono del sole
e vi parrà un'eresia,
ma io, come gli Egizi,
adoro il mio gatto.
Quando piango
il mio gatto mi consola,
fa così con la testa
contro la mia testa,
si struscia contro le mie gambe,
lo sento,
è la reincarnazione di qualcuno
che tanto mi ha amato
e vuole dirmi non ti ho mai lasciato.
Il mio gatto
non si fa accarezzare, si ritrae
non è melenso, non è scaltro.
Lui
è il mio gatto.
Mau.
(nome egizio per indicare il gatto)

 

Pedalo...

Non so usare il computer come dovrei; per me, alla fine, il mio Mac è come la mia Olivetti di tanti anni fa, a riposo su uno scaffale.

Questa idiosincrasia mi crea un profondo malessere ...nuova finestra, finder, aggiungi alla barra laterale, link, blog, e via e via, decine e decine di parole e funzioni che non voglio tenermi in mente, uso il PC come una macchina da scrivere, e sia, tanto non si offende!

...F 24 semplificato, Aruba, ID, Pec, Spid e ancora Imu, Ilor, Irpef, Irap...

 

I miei studi classici,
tutti i libri che ho letto,
le mie poesie,
i miei scritti,
non sono funzionali al sistema,
non mi permettono i miei studi
di caricare, scaricare ...
Download un corno!
Non mi concentro.
Il disco rigido lo è troppo,
se confrontato
alla mia elasticità mentale!
Eppure...
Avevo salvato, non so dov’è andato.
è andato, eppure l’avevo salvato.
Mi salverò? Ci salveremo?
Dove andremo?
Serve la password per andare?
Ma quale password?
Ne ho salvate almeno una decina.
Salvate dove?
Non saprei, ma,
di sicuro, sono sicura
d’averle salvate.
Per sicurezza!
Inadeguata per mia volontà...
Mea culpa, mea grandissima culpa.
 

Pedalo...

 

I conti torneranno?
No, sono partiti
e non ritorneranno.
Eventualmente,
hai l'indirizzo?
No, ho solo l'Iban del destinatario,
quindi affare fatto,
società dissociata
pagina girata.
La vita è una partita a scacchi.
La regina è in pericolo?
Ed il re?
A me non interessa,
non sono monarchica.
Ho sempre mosso soltanto pedine.
Il mio castello
non è circondato.
E questo mi basta.
 

Pedalo...

Giornata magnifica ieri, d’uno splendido azzurro, come oggi del resto.

Decidiamo di biciclettare fino a Casazza per ascoltare il professor Gabrio Vitali in una lezione sulla Poesia, introduzione al nuovo anno della Terza Università, realtà ormai consolidata da trent’anni in ambito bergamasco.

Nella bella Sala Consiliare molte le persone presenti, più donne che uomini.

Gabrio Vitali comincia a parlare da seduto ma poi la foga lo prende e si alza in piedi: la Poesia è un atto di responsabilità...la lingua poetica ci aiuta a comprendere la realtà...la Poesia ripete la vita in forme diverse...la Poesia lavora sulla lingua con un linguaggio nutrito di passato che si offre come antidoto all’odierno impoverito linguaggio dei social...in una poesia tutto è importante, anche le virgole e gli spazi, il silenzio... la Poesia non svela, rivela nuovi significati delle cose, ha una funzione memoriale e sapienziale...

Rivelazione e restituzione... la Poesia è affine alla Politica, è per l’umanità, si dona agli altri...il poeta attraverso il proprio io raggiunge l’universale...Dio...

Che bello. Tanti ricordi affiorano nella mia mente mentre riprendiamo il tratto di ciclabile della Val Cavallina da Casazza a Trescore Balneario e poi un pezzo sulla strada o sui marciapiedi.

La batteria tossisce, ha bisogno di ricarica. Ormai è sera, in un bar, mangiando un panino, la signora ci dice fate pure, del resto colonnine per la ricarica non ne abbiamo viste.

Pedalando, ripenso a certe affermazioni tipo la Poesia è scoprire di sapere. Vero! A volte leggi un poeta e dici, ah, l’ho pensato anch’io, la Poesia ci rende consapevoli.

Ma quanti leggono poesia? Le statistiche dicono pochissimi, mentre sono a milioni coloro che pretendono di scriverla.

Quindi la Poesia è d’élite? Non tutti ne capiscono il linguaggio, bisogna leggerne molta per scardinarne ogni volta il significato.

E se la Poesia è affine alla Politica, allora i nostri amministratori e governanti dovrebbero leggerne molta.

Dovremmo sperare in un mondo governato dai poeti per approdare ad un nuovo umanesimo, ad un Altro Mondo?

Pedalo e penso. La notte è buia, illuminata dalla luna che va verso la plenitudine. Non fa freddo. Non incontriamo nessuno.

Nostra figlia ci chiama, dove siete, devo venirvi a prendere? No, no, la Poesia ci conduce.

(preciso che la lezione è stata molto più argomentata...i miei brevi cenni non rendono atto dell’intero pensiero espresso da Vitali)

 

Pedalo...

Da Zogno a Piazza, quindi Olmo al Brembo, Cassiglio, fino a Valtorta per onorare una bellissima giornata novembrina.

Valtorta in una valle storta, in effetti nell’ultimo tratto affrontiamo alcuni tornanti ma la bici-badante non ci fa caso. Sostiamo al parco giochi, unico luogo riscaldato dal sole.

La Latteria Sociale sembra il cuore pulsante del piccolo borgo, entriamo e compriamo gli Agrì, lo Stracchino e la Ricotta di capra. La stagione invernale comincerà sotto Natale sperando nevichi un bel po’ per gli amanti degli sport invernali. Oggi, il paese ha un’aria solitaria, fredda e pensosa come il dipinto che ammiro sul muro di una casa del pittore originario di Brembilla, Fulvio Rinaldi ( un geometra che ha sposato Pittura, un matrimonio felice.)

 

Pedalo...

Nel silenzio ascolto l'avvicinarsi dell'ora tarda quando non è ancora fine pomeriggio e già la sera non comincia.

Sto sola qui a ripensare la giornata trascorsa con un libro di Michela Murgia.

Michela ha pedalato fino al 10 agosto 2023.

Il sentiero è lungo e difficile. La maggior parte dei giovani si affida al telefonino, non servono più, dicono, enciclopedie, libri. Sta tutto lì, dentro lo smartphone, ma io non ci credo. Io credo che leggere un libro sia ancora la miglior via.

Viviamo un tempo di transizione epocale, l’intelligenza artificiale ci da ogni sorta di indicazioni. Non serviranno più neppure gli amici o un compagno con il quale confidarsi.

Vivremo alla giornata dentro le nostre solitudini.

 

Pedalo...

Borgo quattrocentesco di Oneta (Aineta-Alnus-Ontano ?!) in Valle Brembana (esiste Oneta anche in Val del Riso).

Dicono che la famosa maschera di Arlecchino sia nata qui.

Molti bambini si divertono sulla piazzetta con i giochi d’una volta.

Attendiamo che le caldarroste siano pronte, buonissime!

 

Giro di Poscante da Romacolo.

Grumello de’ Zanchi.

Castegnone.

Ripa.

 

 

Zogno, Stabello, Cassettone, Sedrina e ritorno.

Pensieri, parole, opere ed omissioni.

 

Giretto al lago del Bernigolo con Asia e Nicola, anche loro in bicicletta.

Ormai fine stagione ci dice il geco Alessandro, numerosi suoi Kayak hanno iniziato il letargo.

Gitarella domenicale partendo da Zogno quindi San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, Sottochiesa, puntatina alla rocca di Pizzino per la pausa pranzo, quindi Olda, Taleggio, Peghera, Gerosa; a questo punto io sarei girata per Brembilla, ma Gio’ ha preferito Blello, Berbenno, una bella discesa fino a Sant’Omobono Terme, un brutto pezzo di statale fino a Strozza e poi il ponte del Chitò e via sul canale ricoperto fino a Clanezzo...poi Ubiale fino a Zogno.

Bei paesi, belle montagne, verde magnifico ma, nonostante la Valle assomigli molto alla mia isola del cuore (o è il contrario?) il solito mio rammarico è stato che, arrivati a fondo valle, non c'era il mare, ma... Clanezzo Beach.

... sempre acqua è, che sia lago, che sia fiume, ma non è come scendere dal Col di Bavella fino al golfo del Valinco...

E vai!

Passare da Blello è proprio bello, così, fra terra e cielo, il più piccolo paese della bergamasca, soltanto un’ottantina di abitanti.

Si respira pace.

Un po’ di BLELLEZZA per contrastare la negatività delle notizie sempre peggiori che dai social raggiungono i nostri sensi.

Possibile? Ci chiediamo, la scimmia che è in noi sta prendendo il sopravvento?

 

Pedalo...

Moglie e marito, una coppia del Terzo Millennio con la testa piena di nuvole (come il dipinto di Salvador Dalì) si sono appassionati alla bicicletta elettrica.

Sarebbero pensionati, ma praticamente è quasi una fake; sempre in attività sono, per via di certi agganci commerciali; soprattutto lei, di conseguenza anche lui. La bicicletta li rilassa; vorrebbero consigliarla ai molti con la testa piena di nuvole nere e bianche. Con la propria bici badante, così lei chiama la propria bicicletta elettrica, vanno su e giù per la ciclabile della Valle Brembana dove abitano. In effetti, una delle più belle piste ciclabili d’Italia.

E molte altre ciclabili hanno in programma.

I dubbi sull’elettrico li hanno comunque:

chi avrà costruito questa batteria e dove ne avranno comprato i componenti? In Cina? I cinesi non sono seri, inquinano e sfruttano gli operai.

I bambini di alcuni paesi africani lavorano in miniera nell’estrazioni di certi minerali che servono non solo per le batterie, ma anche per l’assemblaggio dei nostri smartphone; quindi, viviamo bene a scapito di altri.

E quei minerali che servono esisteranno fino a quando? Dovremo colonizzare nuovi pianeti alla loro ricerca?

E questi popoli che noi sfruttiamo, continueranno per sempre a vivere in pessime condizioni per le nostre esigenze tecnologiche o si ribelleranno?

Noi pedaliamo con la bici elettrica.

Io vorrei proteggere tutti i bambini del mondo.

Io vorrei annientare gli sfruttatori di altri popoli.

Io penso che vivere e lasciar vivere dovrebbe essere l’impegno degli umani sulla Terra.

Perché, perché, perché; troppi perché nel mio piccolo cervello.

Sono insofferente, impotente, inadeguata: ho sessantasei anni, il mondo non l’ho cambiato, la Storia è sempre quella.

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So che smaltire le batterie elettriche creerà dei problemi al nostro pianeta Terra.

La bicicletta è come lo spray pulitore di contatti, libera la mente riattivando le sinapsi neuronali.