Di nuovo in strada, gente, gente, gente ed ancora gente.

 

Alla fermata della metropolitana ci sediamo per attendere il treno meno affollato. E uno e due e tre, saliamo sul quarto treno e lasciamo il Mid Town; ci torneremo domani per salire sul Rockefeller Center, il nuovo  osservatorio panoramico su Manhattan avendo esso scalzato, si fa per dire, l’Empire State Building.

Ritorniamo sulla quattordicesima, nel Lower East Side, gironzoliamo e finiamo di nuovo a Starbucks, il tempo in effetti non è un gran che, fa freddo ed ho i guanti. Stamattina avevamo anche comprato un ombrello che una folata di freddissimo vento ha portato a schiantarsi contro un albero.

Federico beve una cioccolata e noi due decaffeinati, sempre serviti nei bicchierotti di cartone e questo mi fa sempre molto effetto… ho nostalgia delle tazzine di porcellana… ”io amo le tazzine da caffè… e amo anche te”, diceva la poesia di una tipa che ho conosciuto tempo fa.

Ed è ora di tornare nel Buco.

Federico va subito a cuccia con il suo inseparabile cellulare. Noi ci sdraiamo sul nero letto dalle nere lenzuola non dopo aver messo una nostra bianchissima salvietta sui cuscini, oh my God  io che adoro le lenzuola che esplodono di sole e di fiori colorati... ma non ti va bene proprio niente…

Ora di New York, le ventuno, ma più sei sono le tre italiane, forse sarà meglio stare al buio così non vediamo nulla, solo sentiamo l’odore che però è assai diminuito avendo lasciata socchiusa tutta la giornata la finestra.

La notte passa tra rumori vari e tensione che non si allenta e non si allenta neppure la mia mano stretta in quella di Giò.

Mi sveglio all’alba con il sole che proietta la splendida lampada sulla parete accanto a Federico.

Riprendo in mano il mio libro.

Dopo un po’ guardo il mio orologio all’italiana, sono le dodici e trenta, mezzogiorno e mezza, qui con il fuso orario siamo alquanto sballati, vuol dire che sono le sei e mezza. Mi alzo e vado in bagno. Azzardo una doccia, scavalcando il puzzolente sporchissimo tappeto e mi metto ad occhi chiusi sotto il rubinetto nella doccia che è anche una sporca vasca che originariamente doveva essere bianca.

 

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