C'erano delle case in sfacelo
dipinte in colori vivaci,
un azzurro un verde un giallo un rosso,
intensi.
Era un mondo antico che moriva.
C'erano delle scatolette di sardine
che arrotolavano
i corpi degli uomini
ammassati nel progresso,
Era il destino imminente dell'umanità.

C'era una tribulina
con una donna che guardava lontano,
segnata in viso dal dolore,
con un vasetto di sottaceti
come omaggio per i fiori.
Era la lotta senza tregua
fra l'uomo e la natura,
l'accanimento del cemento
sulla perfezione dei prati e dei fiori.
Erano i tuoi pensieri.

Dove sei andato?
Hai scordato i pennelli
i tubi d'olio
e l'essenza di trementina.
Come potrai ora dipingere
le nuvole del cielo?
In silenzio
chiederai aiuto agli uccelli
che ti offrano le loro piume:
le intingerai nell'azzurro delle stelle
e nel verde dei pianeti,
nel giallo della luna
e nel rosso del tuo cuore.
Inventerai di nuovo.

Colorerai una fiaba dove un saltimbanco infreddolito
slitta felice per le strade del tuo paese,
giocando a palle di neve
con un seguito festoso di bambini.
E tra quei bimbi
voglio esserci anch'io
per ricordare un tempo lontano
in cui stringevo forte
la mano di mio padre
che dal municipio di Dossena
mi faceva guardare la valle.
La valle dei tuoi quadri
quella della mia prima infanzia.

Come posso anche solo pensare
che non la vuoi dipingere più?

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