Il cacciavite edizioni

Al vento.

 

 


 

 

Alcune persone
se ne vanno presto.
In poco tempo
si liquefanno i giorni
gocciolano le ore
divengono molecole i minuti
atomi i secondi.
Infine l’io rientra nel tutto
e l’universo lo accoglie.
Queste persone che ci lasciano
sono comete con una scia di luce
e brillano in certi punti di ricordo
sorriso gesti sguardi
di figli madri e padri
che mai avrebbero pensato,proprio loro
di dover sopportare
la buia angoscia dell’assenza.
In verità stiamo tutti insieme
sul lungo ponte illuminato.
Le nostre sagome indaffarate
si riflettono nell’acqua
che come il tempo scorre
e là dov’era gioia è disperazione
e qui dov’era disperazione è gioia.
Infine il fiume rientra nel mare
ed il cielo lo accoglie.


Dall’abbaino della  mia cucina
entra la luna solo per me.
E’ proprio in centro al vetro
e mi protegge le spalle.
E’ talmente splendente.
E’ come un’idea di libertà
pura ed irraggiungibile.
E’ come i miei desideri
come il cortile della mia anima
spalancato
con bambini che giocano a Mondo
e ragazzi che girano in bici.
Un astro coraggioso
senza confini e giallo.


 

 

Grande luna
accogli i nostri gridi di speranza
grande luna
vorrei  conoscere
canti Pellerossa
per ballare e renderti grazie
grande luna
della tua gialla promessa
in questa nera notte.


 

 

Son trascorsi i giorni
non li ho trattenuti
avevano fretta
nemmeno un caffè
nemmeno due chiacchiere.
Sono andati.
Avrei dovuto riferir loro qualcosa?
M’avevi detto d’intrattenerli
volevi mostrar loro quelle foto
raccontar quelle storie.
E non li hai neppure salutati.
L’ho fatto io per te.
Ricambiano il saluto.
Hanno detto “addio,
digli ch’è stato un peccato
non averlo incontrato.”


 

 

Pezzi di ferro
da inserire
fra anima e cuore
mente e niente
pezzi di ferro
lunghi arrotondati
da usare come fermi
per dividere
la vita di allora
da quella di ora.


 

 

E’ bello incontrarti
in un giorno di pioggia
avere la certezza
che esisti
che vivi  il tuo tempo
intensamente
e cerchi e cerchi
proprio come me.
Ti auguro serenità
e felicità felicità felicità
e spero in quel giorno
in cui potrò ascoltarti
parlandoti a lungo
abbracciandoti per intero.


 

 

Vorrei che questa pioggia
dolcissima nel suo rumore
dopo mesi di siccità,
così trasparente
da far apparire ogni attimo di vita
vero
vorrei che con la sua liquidità
e forse saggezza
lavasse via certe macchie
e rendesse il mondo limpido
così da poter ricominciare daccapo
rinnovati nella speranza.


 

 

All’interno della casa
si stava stretti.
C’erano delle tele
ottanta per cento
che erano in attesa.
Sulla rivista
tenevano lezioni di poesia
c’era uno che diceva
niente banalità ,concisione,
bando ai romanticismi.
Dava consigli su come poetare.
(Come se la poesia
fosse altro dalla vita,
una cosa a parte
che solo alcuni sanno capire,
come se la poesia non fosse l'unica
che arriva al cuore di tutti).
Dite piuttosto che tutto è merce
che volete vendere e guadagnare
anche su quella .)
Era bello nella casa
quando ridevano i bambini
ed i grandi s’astenevano
dal ripetere le solite frasi.
Sul tavolo rimaneva lo spray antiacari
colpa della polvere
sui troppi libri invecchiati
cose per chi ha buon tempo.


 

 

Molte cose le ha sognate
altre le ha rimandate.
Altre le ha davvero vissute.
La signora Pakistana
teneva in braccio il suo neonato
ma l’automobilista non l’ha vista
così scura di pelle
l’ha buttata ai lati della strada.
Non le piace vivere qui.
Non fare nulla per gli altri.
Rincorrere.
Ha trascorso quasi un mese
senza mai piangere.
Da tempo non le succedeva.
Sono anni che la notte si sveglia
e pensa e pensa e pensa.
Ai lati della strada
quando attraversi un bosco in autunno
vedi le foglie ammucchiate
verdi, rosse, gialle, marroni,
vive, quasi morte, morte, marce.
Poi c’è quella nebbiolina
che avvolge il cielo
lo incarta come in un pacco regalo.
Anche a lato dei suoi occhi
ci sono delle goccioline
come di rugiada
al mattino presto
nel bosco.


 

 

Il tempo svela i misteri
delle donne sole
e fa le mani screpolate
e secche di rughe.
Ad un certo punto della vita
il sabato pomeriggio
o la domenica mattina
vedi le donne
con mazzi di fiori in mano
gli occhi bassi
camminano.
Forse so dove vanno.
Il tempo
fa i capelli bianchi
e l’abito scuro
poca voglia di colori
e ricordi a fiumi
che scorrono.


 

 

Doveva essere un inizio millennio
o una fine millennio bacata.
Invece che delusione
niente caos niente tilt niente baco
tutto funzionale al sistema
con le date allineate
perfettamente calcolate.
Peccato questo secolo che chiude
con i suoi troppi orrori
non solo gli ebrei
anche i ragazzi argentini
i cinesi i filippini
peccato questo secolo
di grandi invenzioni
nella scienza nella tecnica nella chirurgia
della tortura.
In molti posti della terra
c’è sempre qualcuno
che crede d’essere Dio
e decide della sofferenza
e della morte di altri.
Peccato quasi chiamarsi
uomini del Duemila.
Peccato il cuore di molti
così confuso e perso
peccato il buco nella mia anima
il senso d’impotenza
peccato quei giovani
malati di cancro
e quelle donne sole
e quei bambini che piangono.


 

 

Ora c’erano le nuvole
diverse ed uguali
ai molti giorni già.
Entrare ed uscire
camminare rimanere
fermi
aprire gli occhi
chiuderli
uscire di nuovo
rientrare.
Così
tutta la gente sul ponte
mentre quelli di là
sapevano già
quello che avrebbero fatto
quelli di qua.
Fine d’un secolo.
Erano da poco nati
alcuni poeti e musicisti
che avrebbero dato la vita
per la libertà.
Altri erano nati
e morti subito
perchè sul ponte
è comunque un rischio.
Altri suicidati
perchè l’attraversamento
sembrava loro impossibile.
Intanto c’erano le nuvole
diverse ed uguali
ai molti giorni già.


 

 

Non so se c’ero
comunque
era mia intenzione esserci
essere.
Poi non so
cosa sia successo
c’ero
ma era come se non ci fossi
come se non fossi.
Solo corpo che cammina
respirando
solo
niente di meglio
nè di più.


 

 

Il tempo
è un imbroglio.
Ieri camminavo in Provenza
adorata pace
profumo soave
chiodo fisso
idea di libertà
leggerezza.
Oggi sono qui
nel traffico della mia città.
Il tempo
è fatto di forme di foglie
e di piantine che crescono.
Voglio innalzare una torre
con i mattoni della mia vita
e che sia altissima
con delle piccole feritoie
da cui entri il vento
voglio dipingerla di verde
e chiamare molti bambini
a ridere e scherzare
e a buttarla giù.


 

 

Tolgo il cappuccio
metto il cappuccio
alla stylo blu
guardo dentro
se esce qualcosa
da questo stupìto cuore
sento le voci
dei giovani del pub
i ricordi si sommano
rivedo lui lei
altri
una zia
il lago
mio padre.
Di troppo amore
di troppo correre
sono morti.
E’ancora doloroso
parlare di loro
anche se il tempo
ha cancellato molte impronte
ed ora ci siamo noi
a correre
dentro la vita.


 

 

Il dolore di mille madri
potrà spostare questa montagna.
Il dolore sordo
le lacrime secche
la tristezza senza fine.
Ricordate bambine?
Quando nasceste che gioia
il vostro corpicino bagnato
contro il mio petto
in sussulto d’amore!
Ho una grande pena
per il dolore di mille madri.


 

 

Grazie per queste notti
in cui vivo altra vita
e riposo
e chiudo gli occhi
e sogno
la stanchezza che scappa
il cielo che la rincorre
fino ad altro cielo
e pianeti che danzano
e stelle che illuminano di più.


 

 

Ho come una sensazione di rammarico
quando m’addormento sfinita
senza poter scrivere
senza poter leggere.
Stanotte rimango a guardare il fuoco
ci vedo dei visi
fra le lingue gialle arancio
azzurre blu.
Noto alcune persone
che mi salutano con la mano.
Ho molti ricordi da decifrare
sparsi qua e là
Stanno sospesi
come in un quadro di Chagall.


 

 

Giorno di festa
noi e la casa
il legno le travi
il profumo del fuoco
il cane accanto
giorno di festa
puro e bello
nudo e breve.


 

 

Stiamo sdraiati
di fronte al camino
dove la legna arde
e come milioni d’anni fa
racconta di fiabe e storie
d’altre civiltà.
Il fuoco contiene l’eternità
il passato ed il futuro della vita
ed anche il mio presente
perchè c’è dentro la mia anima
che brucia.
Fiamme gialle ed arancio
salgono dai grossi tronchi
e sotto è un’ardente rossa brace.
Il fuoco come il vento sussurra
come l’acqua gorgoglia
ed inventa nuove parole
per te,amore.


 

 

Non si tratta del tempo perduto.
Andare tornare
per cambiare un bottone
di madreperla grigio
meraviglioso.
Dentro c’è un raggio di sole
un filo d’acqua di mare
c’è come un suono
una melodia salata e dolce.
Lo chiudo nella mano
madreperla di cielo
madreperla di terra.


 

 

Voglio darti le mie mani
circondare le tue spalle
e sdraiarmi lungo la tua schiena
e dormire così
fors’anche morire così
in questa notte eterna
e bella.


 

 

Oggi  ho sognato di modellare
un vaso d’argilla
alto e panciuto
ben proporzionato
sopra un tornio bagnato.
Bellissimo d’impronte
dei miei polpastrelli
arrotondato
con un fine imbocco
che ci stia giusto
una foglia di felce.
Asciugato.
Senza una crepina.
Rosso a cottura.
Sto miglorando.
Lo lascio grezzo.
Questo vaso sono io.
Il pomeriggio
vorrei trascorrerlo con te
a lavorare la creta.


 

 

Amo il tuo volto
pensieroso stanco
inondato dalla luce
chiara del tuo sguardo.
Il tanto bene
che ti voglio e ti vorrò
piega la mia stanchezza
e ritorno a baciarti
incantata.


 

 

Amarsi
fra le viti testa svasata
offrirtene una
tropicalizzata
amore
per te
sia un augurio
per non arrugginire
nel sistema
che t’ha sistemato
per la vita
davanti al computer.


 

 

Il mio tempo
è di clorofilla
verde d’ogni verde.

pini marittimi querce ulivi.
Qui
pini mugo noci e frassini.
Cosa c’è di diverso fra qui e là.
Proprio nulla.
Perchè il mio tempo
è di clorofilla.


 

 

Il tempo è anche la cima del pino
che tocca il cielo.
oppure
è la foglia d’acero
ieri rosso acceso
oggi d’un bel verde estivo.
Il tempo è la vita che muta
in un incontro
d’occhi e di mani
di pensieri e d’ideali.
Il tempo sono i secondi stipati
dentro il mio cuore
che ancora naviga
in mare aperto
a vele spiegate.
Il tempo è un insieme
di particolari dimenticati,
è come un oceano
con miliardi di molecole d’acqua
che vanno e vengono
sopra  profondità che brulicano
d’attimi infiniti di vita e di morte.


 

 

Ci sono stati
altri ventidue novembre
l’anno passato
tre quattro dieci
quindici venti
trenta quarant’anni fà
altri ventidue novembre
chissà,non ricordo,
le agende le ho bruciate
non saprei proprio
dal millenovecentottantotto
so bene che è Santa Cecilia
oppure
ricordo quello del sessantatrè
o meglio me l’hanno detto
mio fratello era appena nato
assassinarono un certo Kennedy
del resto
altri giorni d’altri mesi
se ne sono andati
senza lasciare traccia.
Pedalavano
spingevano
gridavano.
litigavano
e correvano correvano
verso la morte
dietro l’angolo in attesa.


 

 

Rimane qualcosa
in ognuno di noi
di chi se ne va prima.
Non tanto il modo
di vedere o sentire
ma granelli di vita
a forma di luce chiara,
faville di ricordi
a dirci che un tempo
ancora verrà
per libere discese
in bicicletta,senza mani.
In vero  come potremmo,
lungo l’impervio sentiero
a strapiombo sul mare,
compiere ogni giorno
tutti quei passi asssurdi
se come altri anche tu,
divenuto stella splendente
dentro la notte nera
non seminassi lucciole
al nostro inquieto passare.


 

 

Le mani di Fabrizio
non esistono più.
La notte ascolto la tua voce
ma le tue mani
belle e pensose
non esistono più.
Faranno mille cd
scriveranno cento libri
ma le tue mani di poeta
non potrò toccarle mai più.


 

 

Commerciante
malata di soldi
“ malattia del cassetto”
piena di arie
d’aria di vento
di profumo di bosco
e di cielo
e di neve
e di nebbia
solitaria
silenziosa
muta
inerme
la testa fra le mani
ora devo dormire.
Dice che scrive
dice che dipinge.
Autodidatta.
Un giorno da qui se ne andrà.
Sa un posto dove non esiste
il giudizio degli altri.
Dove i suoi occhi
sono quelli che sono
e le sue mani anche.
Io vado con lei.


 

 

Posso passarti
questo nastro isolante nero
proprio dentro le tue mani
e non farlo migrare sul banco
vicino alla cassa e poi
metterlo in un sacchetto di plastica
e poi
l’unico contatto
fra te e me
i soldi
maledetti
che hai toccato tu
che tocco io.
A che serve il nastro isolante
se non ad isolarci?


 

 

Le bolle non sono balle
e le fatture non le fanno
le fattucchiere
ma le ragioniere
ragioniamo sul fatto
che l’aspetto burocratico
sta allargando i tentacoli
computerizza il molto nulla
dell’eccesso di merce.
La folla nei supermercati
inciampa in migliaia di articoli
ed io non so mai
la data l’ora i colli
appena appena m’interesso
dell’aspetto esteriore dei beni
trattasi di rappresentante carino
o di corriere muscoloso.


 

 

Sento che alcune persone
fanno finta di volermi bene.
Ora anch’io farò finta
di non amarle
per non soffrire
anch’io farò l’indifferente.


 

 

Il viso aveva delle linee
di sentieri in campagna
e mulattiere delle nostre montagne
ed i seni sono di colline e dune.
E' bella da incantare
perchè in lei
brilla un'anima stella
che inneggia alla vita
ed applaude
ai rami ed alle foglie.
Mi stupisco ogni volta della sua età
contando gli anelli concentrici
del suo tronco di legno profumato
e quando mi sta di fronte
è stupenda questa fanciulla
piena di meraviglia.


 

 

Non posso più
scrivere
ora devo
vivere.
In modo ridicolo
infilo l’ago
ed ogni volta
riprovo
mi pungo
e riprovo.
La TV chiacchiera
la pubblicità mi obbliga.
I bambini giocano
poi mi vogliono
sorridono
piangono.
Sono felici?


 

 

La limatura delle chiavi
ottonata
alluminata
risplende alla luce
delle lampade al neon.
C’è chi osserva i tramonti
sull’altopiano di Asiago
c’è chi li ammira nel deserto
o al Polo Nord
e chi come me immagina i raggi di sole
dentro la limatura delle chiavi.
Preferisco i dadi zincati del sedici
ai  dadi testa cieca ottonati del dieci.
Sarà perchè i primi
hanno un buco da cui si può fuggire,
mentre gli altri
sono un vicolo chiuso.
Anche se qui oggi
c’è l’odore che fanno le onde
quando sbattono bianche sulla costa
azzurra smeralda brava d’avorio rica argentina…


 

 

Grazie ippopotamo viola
della rotonda luna
a destra delle palme.
Anche a te
grazie pellicano bianco
del giallo pesce
nel tuo becco arancio
e tu elefante lilla
grazie del racconto e della favola
e dell’idea d’ un libro bambino
con disegni ad acquarello
ideato per il mio angioletto
che svolazza da più di un anno
dentro il mio firmamento.
Che bello io e lui
galoppare nell’azzurro
sopra un cavallo di neve!


 

 

Il mio bimbo
è piccolo
non sa niente di niente
del tempo
dell’immagine dei giorni
della vita.
E’ contento
quando mi vede
e
ride forte
batte le mani
è molto espressivo
e ricolmo di dolcezza.


 

 

Perchè hanno scelto
fra gli angeli
il più tenero e buono
perchè i suoi occhi
sono il colore del bosco
ed i suoi capelli
i fili della vita.


 

 

Per fortuna che vicino a me
proprio qui vicino
c’è Marta
con i suoi occhi chiari
d’acqua di lago di montagna
e più in là
ma pur sempre qui vicino
ecco Cecilia
occhi lucenti di mattini invernali
e lì accanto a loro ma vicino anche a me
c’è Federico
occhi di bosco e magiche mani
e poi qui vicino a noi
che siamo vicini l’uno all’altro
c’è Giò
con il suo viso pieno di gioia  per me.


 

 

Attraverso i colli
di Bergamo bella
vado di mattina presto
nella nebbia azzurrina e gialla
ed osservo sulle lievi cime
l’ombra dei pini e dei cipressi
e mi piace
far parte di quest’aria.


 

 

Oggi puoi ancora,bambina mia,
spedire una cartolina ad un poeta
oppure
scrivere una lettera a Noemi,
parlare un po’d’amore
non solo d’altro.
Domani
ogni eucalipto sarà abbattuto
e l’acqua salata
coprirà la Terra.

 


 

 

Alle sette stavo scrivendo
sotto la vite del Canadà
(laghi,montagne,canoe,indiani.)
Poi sono andata nel bosco
(felci e stelle)
e lì ho dedicato
alcuni versi di Federico
ad un gruppo di alberi
tra cui un agrifoglio.
Ecco,sono ritornata.
Ho cucinato.
Abbiamo mangiato
sotto la vite del Canadà
(indiani,canoe,montagne,laghi.)
Il pomeriggio
ho dipinto una tela di bosco e di cielo.
Quando sei entrato nella stanza
hai detto che ti piaceva
e siamo rimasti a lungo molto vicini.
Con Federico piccolo
siamo ritornati fra gli alberi.
Abbiamo visto arrampicarsi
 uno scoiattolo marrone
e fuggire due caprioli ambrati
stesi all’ultimo sole.
Ecco, siamo ritornati.
Ho letto ancora Garcia Lorca:
“Azul!Azul!Azul!”
io so la sua stella nella notte!
Voleva creare una scultura indimenticabile
o un dipinto con colori mai usati.
Ma il tempo l’ha come fermata.
Originale forma di fossile.
Ha sognato molto
non ha terminato.
Se suo padre non
la sua vita sarebbe stata…
Sente che la sua mente così gioiosa
calda e piena di idee
si dissolverà
senza aver cambiato il mondo
aggiustato l’umanità.
E’ triste d’una tristezza antica
eterna.D’una tristezza donna.
Le dico che sarebbe così semplice
colmare il vuoto,
basterebbe donarsi
con fede speranza e carità.
Ma i suoi cardini vacillano.
Anche se comunque vive
et spera et ama, 
le resta un senso d’inutilità.
Se fosse stata medico
oggi dormirebbe fra i bambini
e racconterebbe loro certe storie
che inventa per i suoi ed i miei figli:

 “C’era una volta una mamma che aveva sette bambini.
Uno si chiamava...,un’altro...ecc.
Un giorno decise di fare una torta a ciascuno con
la forma che ognuno desiderava...
così...Andrea ebbe la sua torta a forma di veliero,Lucia
la volle a testa di cavallo e Martina ...e Luca e...
Oppure:”C’era una volta una scatola di pastelli
che stava dentro lo zaino d’una ragazzina di dieci anni.
Finalmente giunse la fine della scuola ed i pastelli...”
O ancora:”C’era una volta un bimbo piccolo di un anno e mezzo
che era come un ape regina perchè mangiava tanto miele
e si leccava i baffetti dalla felicità...finchè un giorno
il suo papà gli portò a casa un orso bruno di peluche...”

......


 

 

Sul treno scorrevano i volti
che si specchiavano nei finestrini.
Ad ogni fermata scendeva qualcuno.
Alcuni si salutavano baciandosi.
Le loro bocche si aprivano
e non si staccavano più.
Altri si abbracciavano con tenerezza
poi si seguivano con lo sguardo.
Era come un treno di deportati.
Chi rimaneva seduto
chiacchierava piangeva rideva
e si scambiava delle foto.
Alcuni gridavano
ma non si capiva cosa dicessero.
Poi più nulla.
Io stavo sopra un altro treno
sul binario opposto
ma avrei fatto lo stesso percorso.
Guardavo loro e loro me
e mi ritornavano in mente
libri letti d’amore e guerra
e scene di films
visti con gli occhi serrati
e di cui mai seppi la fine.


 

 

Svaniranno con me
tutti questi pensieri
messi dentro le parole.
Svaniranno con me
queste cose da nulla
insieme alla mia vanità
di scrivere.
In fondo,cosa  importa!
Mi piace troppo
questo girovagare
fra pezzetti di vita
angoli di occhi
forme di foglie
tronchi d’albero
nuvole gonfie
colori di petali
ali di farfalle
code di cani
baffi di gatto
giri di conchiglie
granelli di sabbia
sassi.
Mi piace molto la vita
ma se dovessi solo vivere
d’una certa realtà
se non riuscissi ad espanderla
inventarla
trasformarla,
trascorrerei il tempo che mi resta
sdraiata immobile in una piazza
e in un giorno di gennaio
mi denuderei e e mi darei fuoco.


 

 

S’inchinano i fiori
alla fine d’un breve
intenso giorno
ed il tuo viso s'illumina
in tratti di ricordo
sorridenti.
Entra lieve l'aria
fra le tue ali morbide
che danzano leggere
fra le edere ed i gerani
del nuovo giardino.
Animali e piante
gioiscono 
della tua anima bella
e tu,angelo gatto,
coniglio o cane
ti muovi in pace
fra le variopinte specie.
 

 

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