Sul treno scorrevano i volti
che si specchiavano nei finestrini.
Ad ogni fermata scendeva qualcuno.
Alcuni si salutavano baciandosi.
Le loro bocche si aprivano
e non si staccavano più.
Altri si abbracciavano con tenerezza
poi si seguivano con lo sguardo.
Era come un treno di deportati.
Chi rimaneva seduto
chiacchierava piangeva rideva
e si scambiava delle foto.
Alcuni gridavano
ma non si capiva cosa dicessero.
Poi più nulla.
Io stavo sopra un altro treno
sul binario opposto
ma avrei fatto lo stesso percorso.
Guardavo loro e loro me
e mi ritornavano in mente
libri letti d’amore e guerra
e scene di films
visti con gli occhi serrati
e di cui mai seppi la fine.

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