S‘agitava nel vento
il pensiero di te che soffrivi.
I bei giorni della tua presenza
s’allontanavano sfuocati
e dentro la nebbia
s’intravedevano  appena
gli anni di noi bambini
al mare  d’estate con te.
Ora è la quiete
e vado immaginandoti
sull’argine dell’Oglio
come un Pioppo Bianco
le cui foglie bicolore
giocano a baucettete
con l’aria della sera
mostrando ora un lato
oscuro di morte
ora l’altro chiarissimo
di nuova luce.
Così, mentre muta il tempo
e le nubi vanno e vengono
nel cielo della nostra vita,
ci mettiamo in ascolto
dei molteplici ricordi
scoprendo che i tuoi rami
d’antichi e saldi principi
sono germogliati in noi
che camminiamo
il resto dei nostri giorni
lungo la riva del fiume.

30 aprile 2009, allo zio Bruno Borrini

 

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