Rebellato Editore 1991 Collana Il Perno Ai miei genitori,Silvano e Viglia per avermi fatto nascere in Val Brembana dopo avermi trasmesso i geni della cultura Platino-Padana, un grande, circolare, avvolgente, meraviglioso grazie.

Nunzia Busi è nata a Dossena nel 1957, ma risiede a Zogno (BG), ove svolge un'attività commerciale.
Coniugata, riesce a rubare il tempo da dedicare all'attività letteraria, in quanto compone, è lei che lo dice, per necessità esistenziale e perchè pensa che scrivere sia semplicemente bello, il bello greco.
Questa è la sua prima pubblicazione.

 


 

 

Splendido giorno
oggi
per comporre
canzoni
d’amore.
Il vento
fortissimo
m’ha spazzato
la mente
splendido giorno
oggi
per parlare di noi.
Al di sopra
delle montagne
un cielo terso
azzurro
fiero
d’essere vivo
m’osserva
si stupisce:
“anche tu,sopra questa terra,
anche tu
mi ami?”

 

 


 

 

Avrei bisogno
di mille mani
per toccare
altre esperienze
cose
persone.
Avrei bisogno
ma non ho
mille mani per scrivere
mille novità.
Ho un paio di mani
ferite
segnate
sognanti
forti.
Per accarezzarti
mi bastano
queste mani.

 

 


 

 

Pensavo non esistessi
più.
credevo secche
le tue radici.
eppure.
dentro fiore di pesco
m’aspettasti a primavera
per profumarmi forte.
Cara cara amica.
Ti ho perduta.
Siamo ancora insieme
Oggi.

 

 


 

 

L’uomo che amo ha occhi
dolci azzurri delicatamente
socchiusi mentre
mi guarda e mi saluta.
“Ho subito migliaia
di cambiamenti ma
il mio amore per te
non muterà.”

 

 


 

 

Come idrogeno ed ossigeno
uniti a formare
le medesime acque gelate.
E
          Trop
                Po
                        Len
                               Ta 
                  Men 
        Te 
Scen 
dia
mo
a
valle.
partecipazione e fiducia
non per il socialismo,
ma anche ed oltre e poi.
Per scioglierci
per espanderci
coraggiosamente
per non gelare più.
Insieme.

 

 


 

 

Lacerazione.
Oppure
squarcio profondissimo
in corpo di madre.
il figlio
imbottito di droga
freddo
morto.
Ferita sanguinante
di disperata rabbia.
Solco d’aratro nero
più della nera guerra.
Di nuovo
sempre.

 


 

 

Le donne in cerchio
allattavano i loro cuccioli
al seno della vita.
  
Gli amanti andarono presto
a caccia dentro i boschi d’abete!
  
Un vento lieve muoveva i muschi
ed i licheni stavano immobili.
  
Alzai le mani
per accarezzarti il viso
ch’era ormai l’ombra del sogno.
  
Ed è proprio
così che svuoto la notte
dei suoi attimi migliori
e li dedico a te.

 


 

 

Centinaia di acini
Blu neri rossi
Gialli
Marroni
Verdi
Color notte
Color sole 
Color terra 
Pigiati liberati
Dal loro scheletro di graspe
Bollono nelle botti
Di cemento in cantina.
  
Che ridere nei campi
A recidere i grappoli!
  
Filari e filari d’uva
Ora nudi
S’alleggeriscono nel vento
Salutando il contadino
Che se ne va sul carro
Colmo del loro frutto.
  
Che ridere nei tini
A pigiare coi piedi!
Cesare,ti ricordi del nonno Nardo
Mentre ci diceva:
“Animalùss feghe mia la pipì?”
Oppure era la Ciada?
O eri tu
Oppure ero io
Ma esistevamo allora?
Siamo stati davvero
In un tempo così?

 


 

 

L'amore ha tante facce
Aggraziate libere aperte.
Amore si compiace
Di noi due amanti
Nella notte chiara
Calda d’agosto stellata
E
Incredibile
Riprendo a scrivere
Dopo un’estate insulsa
Dedicata alle sdraio
Agli elettrodomestici
Ai soldi
Riprendo a scrivere
Carica di stress
Da commerciante frenetico
Incallito
Scontrinizzato
Registrato in cassa
Come il primo degli imbecilli
Che se ne frega
Del sole che splende alto
Sulle spiagge bollenti
Del mare grigio verde azzurro
Splendido del sud italiano
Che se ne frega della finanziaria
E del governo,
tempo tre mesi cadrà
come l’estate che sta spirando
con lke nuvole che s’apprestano
a far cadere fresche gocce
di pioggia settembrina
sulla mia corazza
fatta di parole,parolacce.
  
Sto mangiando (è mezzanotte)
Un fantastico panino
Style padano emiliano
Ripieno di solo croccante
Eccezionale parmigiano
Oggi sono otto anni
Che mio padre morìe mangio e stramangio
In onore di lui
Mangio i sublimi sapori della sua terra
Mi manca un grappolo d’uva
Ma può andare un bicchiere di vino.
  
Sono felice
Sto ritrovando la pace
La mia perduta spiaggia.

 


 

 

Il cielo della mia valle
Porta lontano la melodia
Delle robinie in fiore.
  
Il loro polline è in balia
D’un vento primaverile
E non sa dove cadere.
  
Al confine stremo
Tra ragione ed istinto
Porta con sé
La tristezza della non fiducia.
  
“Potremo mai ritrovare
il tempo sublime in cui
fummo bambini
fra i bianchi narcisi
delle corse in montagna
quando amavamo,riamati,
(così ci pareva,così sentivamo
dentro le nostre minuscole vene)
si,quando amavamo,ricambiati,
anziani adulti bambini
animali piante licheni
conchiglie molecole
ogni atomo
delle tante sfaccettature
di vita?”
Se quel polline cadrà
Fate che non germoglino
I rami della diffidenza
Del non amore,
che il cielo della mia valle
con le sue robinie
con i suoi narcisi
porti stretto nelle nuvole
anche la linfa bambina
d’una rinnovata umanità

 


 

 

E ti portarono giù
Lungo la scala stretta
E ti portarono giù
Dentro una cassa chiusa
  
Un mattino di sabato
Sabato di mercato
Niente gente in negozio
Quattro chiacchiere una bombola
  
Ed il profumo dei fiori
Del tuo giardino in agosto
Ed il profumo dei gladioli
L’odore dell’erbe della vite
  
Solo quello c’era
Che provava a nascondere
L’altro odore di solitudine
E di marcio

E di te.
 
E stavo seduta
Sulla tua panca scolpita
A guardare immaginare
Dove saresti andato.
  
Ma ti portarono a spalla
Fin lassù nella terra
E si diedero il cambio
Perché eri pesante
  
Ed io pensavo che la tua bocca
Era come quando nel letto
Hai chiuso gli occhi su tutto
Stirata in un dolce sorriso
  
Pensavo che le tue mani
Erano come quando le ho toccate
Non ancora fredde
Perché il calore forte
  
Che ti portavi in vita
Non poteva estinguersi presto
Come il calore falso
Di quell’estate del diavolo.
  
E pensavo di nuovo ai tuoi occhi
Ai nostri disegni
Cristo,pensavo che vivevi
Che saresti tornato
  
Dalla terra
Dall’acqua
Dal cielo
  
Pensavo proprio
Che saresti tornato.

 


 

 

Scrivere è bello
scrivere è espandersi
ad abbracciare la natura.
Non saprei chi ringraziare
d'essere primula
ora che il mio cervello
è momentaneamente morto
fra una chiave fissa dodici tredici
ed un cliente che insiste
perchè mi lavi le mani
sporche di smalto giallo.
 
La mia vita reale
è parecchio stretta
e cerco coraggiosamente
di allargarla.
 
Mi piace nascere oggi
come gialla primula.
Ieri fui papavero
e domani sarò
soltanto erba infinita.

 


 

 

Piccolo tempo bastardo
stretto monotono
senza alternative.
Il sole
ha stampato i suoi caldi raggi
nei miei freddi occhi.
Adesso posso volare?
No.
I miei pensieri vanno
non si fermano mai
al limitare del bosco
dove più in là 
un pascolo appare
coperto di crocus viola
e bianchi
e chissà.
 
Canta un merlo
si alza un falco
non sono nè merlo nè falco
ma solo essere
dalle ali mozze.

 


 

 

Ritornavamo io e mio padre
a Piadena in campagna
alle origini del nostro esistere.
E le rose dei campi
i rosolacci papaveri coglievamo
io e te 
in mezzo al grano.
Ero Cerere inghirlandata
per un solo giorno appena.
Poi i petali caddero.
Ma il mio ricordo è vigoroso
e produce più di mille fiori.
Nessun diserbante selettivo
lo potrà cancellare dalla mia mente.

 


 

 

A nascondere un sole
rosso di tramonto
c'era un pastore bergamasco
che abbaiava tuoni furiosi
come a dire...
preparati oh terra
finalmente ti disseterai.

E la tua voce
come dolce melodia s'innalzava
entrando nella mia mente
creatrice non più di sogni stupendi
ma furente di rabbia:
(immaginavo:
sono a lavorare in un caffè di Beirut,
servo caffè italiani
a profughi affamati;
sono a barattare il mio corpo
in un bordello di Beirut,
sono sdraiata nuda
nell'ascella
d'un bambino che muore.)
Ma in Italia:
c'è puzza di campionato mondiale di calcio,
c'è chi sventola bandiere tricolore
c'è anche chi vende armi a Israele.

La tua voce ancora
più acuta cresceva
ad allargarmi le idee
confuse a pensare
ad una causa palestinese
che fa tanti bambini morti
che fa tanti morti bambini.

E noi?
Come cresceremo nostra figlia?
Riusciremo a non comunicarle
la paura della guerra?
 
Come spiegarle
che ci sono grandi oppressori
che schiacciano piccoli oppressi?
 
O forse noi stessi
non sapremo più nè dire nè fare
impotenti di paura e rabbia
la cresceremo muta e apatica
senza idee nei suoi tristi occhi?
 
Quella nuvola a forma di cane
s'era intanto dissolta
mischiando il suo colore grigio
fra quelli vivaci
d'un tramonto estivo.
Le mie mani
fino ad allora incrociate
sopra i miei occhi bassi
si muovevano ad abbracciarti
per tornare subito dopo
una dentro l'altra
ad osservare la terra
che schiava d'una lunga sete
finalmente libera, beveva.
 


 

 

Fiumi di macchine
che arrostiscono
sull'asfalto
producendo
vapori sudori rancori
malessere strani.
Puzza di diesel
benzina
gas
nicotina.
 
Ho il cervello inquinato.
 
Bergamo splendida
sarebbe meraviglioso
vivervi ancora
amarti
come allora.
 
Bergamo le tue mura
le strade di sassi
ogni sasso una storia
d'amore sopra i muretti
di pietra e le siepi
sui muri le macchie
di verde sulle colline
il profilo delle case
e le porte i portali 
le piazze un ricordo
al bar Donizzetti
ci son stata a studiare
al bar della Funicolare
ci siam fermati a cantare.
 
Il semaforo verde
ormai giallo
è già rosso.
Non c'è verso d'avanzare.
Sono imprigionata
prigioniera di cento pensieri
per te
bella strabella
 
affumicata dal traffico
perduta
 
farei di te
l'aiuola immensa
del mio verde infinito.
 


 

 

Passione antica
capelli neri
occhi chiari
 
era d'aprile
te ne andavi
mi lasciavi.
 
Trascinerò il desiderio
lungo tutta la vita
 
solleverò nubi
di polvere secca
fra i loro gli altri
i tanti.
Senza i tuoi occhi di sorriso
mi perderò
come farò
 
come potrò,
Tex Willer,
io ne morirò!
 


 

 

Mi venne un dì la voglia
d'esser Arlecchino
e girar per queste vie
a cercar di Pulcinella.
 
E lo trovai seduto
vicino a un'osteria
che sorseggiava vino
in attesa d'un panino.
 
"Oilà gli dissi allor
che fai compare là?
Si fa noi due una lega
che non sia di Lombardia
 
una lega d'intendimenti
per portare a compimento
certi bei proponimenti
sui problemi del momento?
 
Sono stanco son sfinito
di raccontar segreti
di questo o quel partito
lasciamo stare i preti
 
e mettiamoci a pensà
sto Nord sto Sud
non ci sarà lo modo
per farli far la pace
 
a sto popolo di stolti
lassù che nella CEE
parlan d'Europa unita
e noi stiam qua a contar
 
li vizi e le virtù
di questo o di quell'altro
non si può unir li sforzi
io,Arlecchino,un pò più di serietà
 
tu,Pulcinella un pò men di loquacità
e la question meridionale
la risolviam di carnevale
e diranno di noi due
 
ecco a voi la storia bella
d'Arlecchino e Pulcinella
ch'han provato e son riusciti
a cancellar le varie leghe
 
ed han fatto dell'Italia
un paese ancor più bello
molto molto più maturo
meno meno ignorantello.

http://www.nunziabusi.it