A nascondere un sole
rosso di tramonto
c'era un pastore bergamasco
che abbaiava tuoni furiosi
come a dire...
preparati oh terra
finalmente ti disseterai.

E la tua voce
come dolce melodia s'innalzava
entrando nella mia mente
creatrice non più di sogni stupendi
ma furente di rabbia:
(immaginavo:
sono a lavorare in un caffè di Beirut,
servo caffè italiani
a profughi affamati;
sono a barattare il mio corpo
in un bordello di Beirut,
sono sdraiata nuda
nell'ascella
d'un bambino che muore.)
Ma in Italia:
c'è puzza di campionato mondiale di calcio,
c'è chi sventola bandiere tricolore
c'è anche chi vende armi a Israele.

La tua voce ancora
più acuta cresceva
ad allargarmi le idee
confuse a pensare
ad una causa palestinese
che fa tanti bambini morti
che fa tanti morti bambini.

E noi?
Come cresceremo nostra figlia?
Riusciremo a non comunicarle
la paura della guerra?
 
Come spiegarle
che ci sono grandi oppressori
che schiacciano piccoli oppressi?
 
O forse noi stessi
non sapremo più nè dire nè fare
impotenti di paura e rabbia
la cresceremo muta e apatica
senza idee nei suoi tristi occhi?
 
Quella nuvola a forma di cane
s'era intanto dissolta
mischiando il suo colore grigio
fra quelli vivaci
d'un tramonto estivo.
Le mie mani
fino ad allora incrociate
sopra i miei occhi bassi
si muovevano ad abbracciarti
per tornare subito dopo
una dentro l'altra
ad osservare la terra
che schiava d'una lunga sete
finalmente libera, beveva.
 

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